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Viaggio nella Grecìa Salentina dove l’Oriente incontra l’Occidente

 

 

Seconda tappa Carpignano. Arte, Cultura, Gastronomia  e Territorio

CARPIGNANO – Da Martano a Carpignano le cui origini  affondano  nella civiltà rupestre del Salento e nel carattere particolare del vivere in grotta.  Gli studiosi pensano che il suo nome derivi   dalla radice karp (“pietra”, “roccia”), per cui Carpignano significherebbe “luogo posto su un’altura”. I primi insediamenti si registrano nella cosiddetta “conca carpignanese”, che conserva il gruppo più numeroso di siti rupestri. A questo sistema di grotte appartiene anche la cripta bizantina di Santa Cristina chiamata anche Madonna delle Grazie, prima testimonianza del rito greco a Carpignano. Altre testimonianze dell’età rupestre sono le neviere, ambienti sotterranei profondi circa 3 o 4 metri, alcune voltate a botte e  adibite come depositi per conservare la neve. In contrada Cacorzo sorge il Santuario dedicato alla Madonna della Grotta risalente al XVI sec. Il paese, di forma ovale, oggi è delimitato da due strade dette extramurali. Ovunque si scorgono stemmi gentilizi, splendidi portali, deliziosi vicoli ciechi,  incantevoli scorci, loggiati variopinti, frantoi ipogei, porte ed eleganti finestre con architravi con date e motti latini.

Ma in questo territorio non si può resistere al fascino della lingua grika, un dialetto molto simile al greco che arrivò nel Salento sin dall’antichità classica e poi venne rinverdito con l’approdo dei Monaci Bizantini intorno all’anno Mille. Negli ultimi anni si registra una maggiore attenzione degli abitanti della Grecìa Salentina verso le proprie origini, la propria storia, le tradizioni e la lingua, vero elemento contrassegnante, tema di canti e storie popolari. Il griko, scritto in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel contempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi.  A Sternatia gli abitanti parlano ancora tra di loro il griko, tanto che il professore Giovanni Manera accoglie i turisti con un saluto, recitato interamente in griko.  Si avverte tutto il fascino di questa antica usanza passeggiando per il centro storico del paese, dominato dalla chiesa madre dal bellissimo campanile e impreziosito dal frantoio ipogeo con le sue imponenti macine di pietra. A Palazzo Filieri l’associazione Korema custodisce le memorie della civiltà contadina che rappresenta l’anima del luogo.

La lingua grika è ancora studiata e parlata a Castrignano dei Grecì grazie a un progetto avviato con due leggi statale e regionale di tutela delle minoranze linguistiche, i bambini della scuola media ed elementare studiano il griko, imparano a cantarne le melodie con l’aiuto dell’insegnante di musica e apprendono anche il greco moderno con un professore inviato dal Ministero dei Beni culturali di Atene. Il nome Castrignano deriva quasi sicuramente  dal latino “castrum” (accampamento) o dal greco “kastron” (castello), in quanto il paese presenta un centro storico d’impianto medievale ed è caratterizzato da numerose case a corte. I più interessanti monumenti di Castrignano sono: il Parco delle Pozzelle, destinato alla raccolte dell’acqua piovana; il Castello baronale, citato in una pergamena di Carlo I d’Angiò, anticamente circondato da un fossato e dotato di un ponte levatoio. 

 

 

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