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Alitalia, parte la mobilità forzata. Scene apocalittiche, lavoratori messi alla porta

 

 

ROMA – Sono davvero delle scene raccapriccianti quelle che  hanno vissuto alcuni lavoratori Alitalia messi in mobilità forzata perché parte degi esuberi, dopo l’accordo siglato con la compagnia emiratina Etihad. Sì, esuberi che hanno coinvolto il personale di terra, i piloti e gli assistenti di volo, accompagnati con un ben servito dopo anni di servizio, con una semplice lettera che ha il sapore di una sconfitta per l’Italia, una Repubblica che a parole fonda i suoi principi cardini proprio sul lavoro.

“Solo cinque giorni di preavviso per fare le pratiche di mobilità”, ci informa un’impiegata della Magliana e “dopo 25 anni di onorato servizio messa all’angolo, privata della dignità”. 

Si racconta di dipendenti che si sono visti disabilitare il badge elettronico aziendale a loro insaputa, ovvero il tesserino che permette ai lavoratori di raggiungere il posto di lavoro. Altri hanno letteralmente fatto fagotto dei pochi effetti personali sulla scrivania per poi essere accompagnati alla porta dalla security, con tanto di Forze dell’ordine all’esterno, pronte ad intervenire qualora qualche dipendente avesse opposto resistenza. 

Insomma una mobilità vergognosa che ha il sapore di una vecchia storia che si ripete. Sono 994 i dipendenti che hanno lasciato il posto, anche se la metà pensa di essere ricollocata. Probabilmente le solite illusioni che si sono verificate anche nel 2008. Molti cassaintegrati all’epoca fecero un solo giorno di corso per poter essere ricollocati e poi non furono più chiamati. Nel frattempo siamo quasi giunti nel 2015 e a ottobre anche agli esodati dai “capitani coraggiosi” resterà ben poco da fare. Promesse infrante in un Paese dove il “vecchio” lavoratore viene subdolamente privato della sua dignità, spesso con la compiacenza dei sindacati, se non addirittura messo alla porta, come sta accadendo oggi in Alitalia, mentre quello “nuovo”, il neo assunto per intenderci, deve adattarsi alle nuove regole del mercato, il cui fine è creare un nuovo popolo di schiavi a basso costo e senza garanzie. Le mire dell’attuale governo non si discostano molto da questo vergognoso modello. 

Sta di fatto che ieri è partita una prima agitazione dei dipendenti che si occupano dei bagagli, a 300 di loro il 3 novembre sarà recapitata la lettera di mobilità. Si parla di migliaia di valigie rimaste a terra, di un vero e proprio blocco dello smistamento che, come accadde lo scorso agosto, creò non pochi disagi.

Alitalia ha così tentato di giustificare la situazione caotica: “A causa di un disguido interno – ha scritto la compagnia -, sono state disattivate le postazioni di 25 lavoratori Alitalia dello scalo di Fiumicino che, soltanto domani 3 novembre, sarebbero dovute essere disattivate in coincidenza con la consegna a questi lavoratori delle lettere di messa in mobilità”. “Un disguido – ha precisato sempre Alitalia – che ha creato un po’ di agitazione tra i lavoratori provocando qualche ritardo nella consegna o nel riavvio di alcune centinaia di bagagli in transito, che saranno prontamente riconsegnati nel minor tempo possibile”.

Peccato che l’agitazione non era tra i lavoratori, ma contro l’ennesimo accordo che gli ha messi alla porta. Dal governo, intanto, non è ancora arrivata nessuna parola ai neo esodati, che si vanno ad aggiungere alle migliaia lasciate a terra nel 2008. Speriamo che la prassi non sia la stessa subita dai lavoratori delle acciaierie di Terni. La scelta è tra il mutismo e la rassegnazione o il manganello. Eppure un licenziamento in un momento drammatico come questo può trasformarsi in un’agonia che non lascia scampo. 

 

 

 

 

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