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Meridiana. Quando la lotta diventa centro di aggregazione

ROMA – Le vertenze si trasformano in lotta pacifica e diventano epicentro di aggregazione. E’  quanto sta succedendo in Sardegna, da quando i lavoratori della compagnia Meridiana si sono trasformati imporvvisamente in esuberi, simboli dell’usa e getta di questo liberismo economico che sta lentamente implodendo su se stesso.

Ha ragione Papa Francesco quando dice che le persone vengono prima di tutto. Un esempio che dovrebbe essere seguito sempre, anche da chi non è mai stato fedele a un credo religioso. Invece le persone in Sardegna si sono dovute piegare contro il loro volere, ma non per questo rassegnarsi ad un destino che non hanno deciso. I lavoratori della Meridiana, sono diventati il simbolo di questa lotta isolana, riuscendo a rialzare la testa, battagliando e solidarizzando uno al fianco dell’altro in uno spirito di unione inossidabile e conservazione di quella dignità che rimane a tutt’oggi appesa ad un filo, nel silenzio totale delle istituzioni.

Una guerra contro i mulini a vento, verrebbe da dire, se non fosse che questa vertenza ne sta raccogliendo altre e altre ancora con impeto inarrestabile. E la solidarietà in questo caso, la costruzione di un centro di aggregazione gioca un ruolo fondamentale. Alla marcia pacifica, non a caso chiamata “UNICA”, che porterà lunedi tutti i lavoratori, oltre a quelli della Meridiana, davanti alla sede della Regione a Cagliari si stanno unendo anche i Movimenti dei Pastori Sardi, gli Studenti, ma anche e soprattutto tutti coloro che si riconoscono in questa lotta per la sopravvivenza. In questo attraversare l’isola sarda i lavoratori incontrano altri lavoratori, come quelli in mobilità del calzificio Ros Mary, gli ex dipendenti Legler e i minatori IGEA di Lula. Tutti accumunati dal profondo vuoto dettato dall’incertezza di chi è stato abbandonato al suo destino.  Di sicuro i lavoratori non molleranno. I sorprusi continuano, la macelleria sociale è in atto, ma questo popolo di uomini e donne continuerà a camminare a testa alta, reclamando il loro diritto al lavoro e soprattutto all’esistenza dignitosa.

E non è detto che l’esempio sardo non possa trasmettere la forza necessaria anche a quelli che si sentono traditi e abbandonati. D’altra parte il detto che gridavano a squarciagola i lavoratori di Alitalia nel 2008 evoca sempre la realtà a cui non sfugge più nessuno: “Oggi a noi, domani a voi”.

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