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Musica Jazz. Herbie Hancock, “The piano”

Nel 1979 usciva lo straordinario album per solo pianoforte

“Suonando cerco la collaborazione tra le culture: abbiamo cibi, vestiti e linguaggi diversi. Ma le difficoltà e le sofferenze nella vita sono le stesse, e non importa se sei ricco o povero, alto o basso: il cuore è lo stesso. Come esseri umani in realtà siamo uguali”

(Herbie Hancock)

Un protagonista del jazz

Da oltre cinquant’anni è uno dei protagonisti più significativi e innovativi della musica improvvisata. E’ ritenuto uno dei massimi pianisti jazz del panorama mondiale. Nel corso della sua carriera ha inciso 41 album in studio, 4 dal vivo, tre compilation, otto album insieme ad altri artisti e ben 70 greatest hits e raccolte varie. Herbie Hancock, 74 anni, nato a Chicago, ha esplorato una vastissima varietà di generi musicali, miscelando e fondendo culture e contaminazioni della musica del ‘900. A sette anni inizia a studiare il pianoforte, a undici esegue un concerto di Mozart con l’Orchestra Sinfonica di Chicago ed il successivo mezzo secolo lo trascorre esplorando tutte le forme musicali possibili, dal jazz, alla musica elettronica, alla fusion, al funky e al pop. Ha vinto ben 12 Grammy Award ed è stato il primo musicista jazz a vincere il disco di platino. E’ buddhista praticante. Segue il buddhismo di Nichiren Daishonin che si rifà agli insegnamenti di Shakyamuni, il primo Buddha storico, ed è membro della Soka Gakkai Internazionale. Ha recentemente composto un brano dal titolo Gongyo che consiste nella recitazione di parte del Sūtra del Loto e del daimoku. Titolo del sūtra in giapponese è “Myōhō Renge Kyō” che significa letteralmente “Legge mistica di causa ed effetto attraverso il suono”.

L’esperienza del piano solo

Dopo aver iniziato l’attività professionale nel 1961 con Donald Byrd, la carriera di Herbie Hancock è stata prodigiosa, eclettica e ricca di esperienze con grandi artisti del jazz. Le figure più significative che lo hanno arricchito umanamente e musicalmente sono state Miles Davis, Wayne Shorter, Tony Williams Ron Carter, Quincy Jones e Chick Corea. Proprio con quest’ultimo grande musicista nel 1978 intraprese una tournée e un disco di successo per due pianoforti. L’anno seguente incise un album per solo piano, una sorta di omaggio verso i grandi compositori del jazz statunitense più alcune sue composizioni originali.

“The Piano”, fu registrato in soli due giorni in Giappone nell’ottobre del 1979 con la produzione di David Rubinson e lo stesso Herbie Hancock. Tra le sette tracce che compongono l’opera troviamo la straordinaria “My Funny Valentine” di Richard Rodgers e Lorenz Hart, “On Green Dolphin Street” di Japer e Washington, “Some day my prince will come” di Churchill e Money, più quattro brani composti dal pianista dell’Illinois. Ascoltanto questo album si percepisce immediatamente la grandezza di questo assoluto protagonista del pianoforte. Il tocco unico, il suono profondo, la sopraffina padronanza tecnica dello strumento dovuta allo studio sistematico del jazz, della musica classica più il ‘colore’ delle note blues che emerge con profonda sensibilità. Il suo pianoforte senza confini esplora alcuni standard immortali del jazz e li ripropone con originalità e una classe unica del panorama contemporaneo. Anche nei quattro brani firmati da lui, Herbie Hancock si conferma come uno dei più importanti compositori del jazz, fondendo con grande abilità le influenze musicali e i grandi autori da lui studiati in gioventù.

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