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Brad Mehldau, pianismo assoluto

Nel 2004 usciva “Live in Tokyo”, celebrazione di una carriera straordinaria

“Brad Mehldau non lascia mai che la sua tecnica impareggiabile e il preciso senso del tempo interrompano il flusso narrativo di una storia ben raccontata. Qui il pianista s’immerge nel “left-field” pop e negli standard americani, e da entusiasmanti scintille al jazz di oggi”. (M. Hobart, Financial Times)

Un gigante del pianoforte

Si è imposto giovanissimo negli anni ’90 come la realtà più brillante nell’ambito del pianoforte jazz. Fonde alla perfezione la sua preparazione accademica classica con la musica improvvisata, ribadendo ancora una volta che non ci sono confini o barriere tra i due linguaggi colti. Ha ricevuto ben quattro nominations agli Oscar della Musica, i Grammy Awards. È stato il primo musicista jazz a ricevere la Carnegie Hall Composer Chair – un onore che in precedenza hanno avuto solo John Adams, Thomas Adés, Louis Andriessen, Elliott Carter, Pierre Boulez.

Stiamo parlando di Brad Mehldau, 44 anni, attivo da oltre venti anni tra album di solo piano, con il suo straordinario trio e illustri collaborazioni con musicisti del calibro di Pat Metheny, Joshua Redman, Charles Lloyd, Wayne Shorter, Charlie Haden e Lee Konitz. E’ considerato uno dei migliori pianisti del jazz, degno erede di Thelonius Monk, Bill Evans, Herbie Hancock, Keith Jarrett, Chick Corea e Lyle Mays, ovvero i capiscuola dello strumento a tastiera per eccellenza. Nel 1995 debutta con “Introducing Brad Mehldau”, a cui fanno seguito i tre capitoli di “The Art of the trio”, pubblicati tra il 1996 e il 1998. Dopo due dischi incisi insieme a Pat Metheny, registra “Live in Tokyo”, il suo primo album dal vivo per solo pianoforte. E’ il disco della definitiva consacrazione dell’artista, del musicista e del compositore che mette in mostra tutto il suo straordinario bagaglio tecnico a disposizione dell’improvvisazione jazzistica, dei brani standard e di due autori contemporanei che Mehldau ama particolarmente: i Radiohead e Nick Drake.

Live in Tokyo: piano fortissimo

L’album è stato inciso nel febbraio del 2003 durante una lunga serie di concerti del pianista in Giappone. Le otto composizioni del disco sono state estratte dal concerto tenuto da Mehldau il 15 febbraio del 2003 presso la Sumida Triphony Hall di Tokyo. L’album è stato pubblicato il 14 settembre del 2004. Il musicista nativo della Florida apre il disco con una struggente composizione del chitarrista inglese Nick Drake (1948-1974) resa ancora più toccante nella trasposizione per solo pianoforte. Poi passa con estrema leggerezza al ‘classico dei classici’, ovvero “Someone to watch over me” di George Gershwin, un brano memorabile e immortale a cui fanno seguito “From this moment” di Cole Porter, altro monumento della musica americana e “Monk’s dream” di Thelonius Monk, uno dei pianisti più innovativi e originali della storia del jazz. Altro ‘grande amore’ di Mehldau sono gli inglesi Radiohead (in quasi tutti gli album del pianista sono presenti canzoni di questa eclettica band). In “Live in Tokyo”, il pianista statunitense suona una strepitosa versione di “Paranoid Android” dell’album “Ok Computer”. Chiudono prima il classico “How long has this been going on?” di Gershwin e la melanconica “River man” di Nick Drake.

Molti grandi musicisti jazz si sono cimentati nel contesto di ‘totale solitudine strumentale’ (Hancock, Jarrett, Corea, Evans, solo per citare i più celebri) e si può tranquillamente affermare che “The Koln Concert” sia ancora oggi il miglior esempio di concerto per solo pianoforte della storia. “Live in Tokyo” di Brad Mehldau è la logica prosecuzione della lezione del pianismo senza confini di Keith Jarrett, dove ogni genere musicale, ogni sfumatura, ogni influenza, ogni contaminazione si fonde alla perfezione in una specie di ‘magia pianista’.

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