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ROMA – Ammainata la bandiera del Quirinale. Augurandosi che il “Paese resti unito e sereno” Napolitano oggi lascia il Colle ma, soprattutto, la guida di un Paese divenuta estenuante negli ultimi tempi.

Già nel discorso di insediamento, quasi due anni addietro, Napolitano specificò che avrebbe esercitato il suo mandato finché le forze glielo avrebbero permesso, ma soprattutto fin quando la situazione politica si fosse stabilizzata. E ad oggi i tempi, dopo l’avvicendamento Letta-Renzi, sono maturi. Che lo si ricordi come il Presidente che ha rappresentato i 150 dell’unità d’Italia, o per l’interventismo, che talvolta lo ha portato a sconfinare  oltre i poteri conferiti dalla Costituzione, quel che è certo è che oggi finisce la presidenza più lunga e controversa della storia della Repubblica. Napolitano è stato infatti il primo Presidente ad aver ricoperto la carica per due mandati consecutivi.

Ma, finiti i tributi e le cerimonie di commiato e le polemiche che hanno accompagnato queste dimissioni, cosa accadrà?

Di certo la poltrona presidenziale non rimarrà vacante. Ad assumere le funzioni di ordinaria amministrazione del Capo dello Stato sarà il Presidente del Senato, come da dettato costituzionale.

Grasso si appresta così ad assumere un ruolo di grande responsabilità, come lui stesso asserisce. 

Alla Boldrini, in qualità di Presidente della Camera, spetta invece il compito di avviare il procedimento per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. La data per la prima votazione è stata già fissata per il 29 Gennaio. La votazione, a scrutinio segreto, avverrà in Parlamento riunito in seduta comune, funzionalmente alla natura neutrale e super partes del Capo dello Stato, garantita costituzionalmente. Per eleggere il successore di Napolitano sarà necessaria una maggioranza qualificata: almeno i 2/3 dell’intera assemblea.

Nella rosa dei candidati i nomi di Veltroni, Bassanini, Amato, Mattarella, sembrano i più papabili.  Nessuna candidatura formale, come da legge, per evitare che, tramite la presentazione di un programma elettorale, si possano pre-individuare maggioranze in Parlamento. Dopo la bagarre Parlamentare che ha preceduto la rielezione di Napolitano, oggi l’obiettivo è di arrivare all’elezione del nuovo Presidente nei tempi più brevi possibili, scongiurando quindi le lungaggini che, pochi mesi addietro, hanno accompagnato le elezioni dei membri di Csm e Consulta dalle cui votazioni ancora incombe lo spettro delle divisioni inter e sovra partitiche.

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