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ROMA – Mentre l’Italia affonda nelle false promesse, la Grecia potrebbe dare quel segnale di cambiamento che tutti si aspettano.

Un’inversione di tendenza  obbligata visto che la situazione è rimasta immutata dopo 6 anni di crisi economica e recessione. Anzi, è addirittura peggiorata considerando i dati drammatici  recentemente diffusi dall’Ime-Gsevee, ovvero l’Istituto per le piccole imprese della Confederazione ellenica dei professionisti, artigiani e commercianti.

Dati drammatici, di cui si parla troppo poco, nonostante l’Italia sia a un passo dal trend negativo che la Grecia conserva. In quella che un tempo fu considerata la culla della civiltà Occidentale, infatti, oggi tre famiglie su 10 sono costrette a vivere con il più basso reddito familiare europeo annuo che è inferiore a 10.000 euro. Insomma, proprio nello stato in cui nacquero le prime civiltà avanzate, la situazione economica è diventata insopportabile, mentre l’imposizione di un’austerità di mantenimento dell’economia europea ha di fatto lacerato il tessuto sociale del Paese, con una disoccupazione in continuo aumento e un costo della vita insopportabile, anche a causa delle inevitabili privatizzazioni, come accaduto in parte per l’assistenza sanitaria. Addirittura pochi giorni fa l’annuncio di due banche, l’Alpha Bank e la Eurobank, che attraverso l’Emergency Liquidity Assistance (ELA), hanno chiesto alla Banca Centrale ellenica di aumentare la loro liquidità, ha creato il panico. I risparmiatori non ci hanno pensato due volte e hanno iniziato a ritirare i loro risparmi per paura di un default bancario.

E adesso, dopo una certa latitanza, anche l’Europa si sta accorgendo che l’implosione del meccanismo economico ha provocato una vera e propria macelleria sociale. Un deterioramento così lampante in cui anche il vecchio continente rischia di perdere la sua credibilità e affidabilità. La Grecia, inutile ripeterlo, si sta trascinando verso una situazione irreversibile, seguita da Italia e Spagna. Perfino la Commissione Europea  nel suo ultimo rapporto parla di ricette economiche che hanno letteralmente devastato lo stato economico e sociale del Paese. Pensiamo  al milione di disoccupati su 10 milioni di abitanti. Posti di lavoro perduti per sempre che ci allontanano dalle finte promesse.

Sta di fatto che tra una settimana i greci saranno chiamati alle urne. Un voto che l’Europa guarda con interesse, anche perchè potrebbe innescare quel  processo di cambiamento che molti aspettano, quella rottura tra l’egemonia economica dei poteri forti, rimasta tuttora incontrastata.

Per questo il popolo greco potrebbe scegliere Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza, preferendolo al conservatore Antonis Samaras, se non altro per rinegoziare il debito pubblico e di conseguenza l’austerity. Ed è infatti contro questo pesante fardello che Tsipras si sta battendo. Nessuna uscita dall’Europa, ha fatto sapere lo stesso leader della sinistra, bensì la rinegozazione di una linea del rigore le cui conseguenze sono innegabili. Indubbio che resti alta la preoccupazione di un’uscita dall’euro, nonostante le smentite di Bruxelles e Berlino. Tuttavia quello che più inquieta l’Unione monetaria è che la Grecia con Tsipras potrebbe aprire un importante precedente che anche altri stati europei in difficoltà finirebbero col reclamare. La Spagna, ad esempio, che con il partito Podemos sta seguendo le orme del leader della sinistra greca.  Non dimentichiamo che il 28 febbraio scade anche l’attuale “bailout”, ovvero quel piano di assistenza finanziaria internazionale siglato a favore della Grecia nel 2010 per evitarne il default. Anche oper questo motivo Tsipras intende uscire “dall’autoritarismo” dell’Europa economica a favore di una maggiore democrazia e crescita sostenibile. I sondaggi d’altra parte parlano chiaro, con Syriza in vantaggio  netto su Nuova democrazia. Insomma, questo potrebbe essere l’inizio di un nuovo capitolo, il momento che tutti aspettano. E non solo i greci.

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