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Isis, Occidente quale strategia?

ROMA – Qualcuno e un autore in particolare (Giambattista Vico) che i miei studenti hanno imparato a conoscere nei miei corsi, tenuti a Torino, Milano e Roma  in anni diversi, ha sostenuto nei suoi libri che la storia a volte si ripete o, meglio ancora, la prima volta ha le sembianze della tragedia e la seconda o la terza volta si tramuta in farsa.

E’ quello che sta succedendo nel caso dello “Stato del terrore”, meglio noto con il nome già tristemente noto di secondo califfato islamico o meglio ancora di ISIS che ha la sua capitale di fatto a Mossul, tra la Siria e l’Iraq.

Oggi, su questo fronte tormentato, di cui  parlano con una certa evidente trepidazione e timore, canali televisivi e giornali di mezzo mondo, abbiamo assistito- e lo riferiamo ai nostri  lettori – a due episodi tutt’altro che confortanti anche perché  siamo convinti che il campionario non è esaurito e che, da un momento all’altro,  anche il nostro Paese non può entrare nel mirino dei guerrieri islamici, rispetto ai quali consiglio ai giovani, se ne hanno voglia, di leggere il bel libro che l’islamista e arabista tedesco dell’Università di Bamberg in Germania, Reinhard Schulze scrisse alla fine del ventesimo secolo, nel 1998, pubblicò con il titolo azzeccato di Il mondo islamico nel xx secolo. Politica e società civile (Feltrinelli editore, 1998).

Non siamo affatto alla farsa,questo è subito da dire ma siamo al ripetersi di fenomeni che nella storia sono successi più volte con effetti tutt’altro che piacevoli. Il primo è l’episodio accaduto in Libia dove un francese che lavora per il gruppo petrolifero Total è stato rapito da jiadisti di Ansar al-Sharia, una formazione terroristica alleata dell’ISIS. I sequestratori “hanno attaccato un giacimento petrolifero” gestito dal gruppo petrolifero francese “nella regione di Al Jafra, a sud della città di Sirte. Nell’attacco, i jiadisti  hanno “ucciso altri operai” senza specificare chi e quanti sono. L’attacco è avvenuto nell’area petrolifera di al-Mabruk che era ferma da quanto il porto petrolifero Es Sider è stato chiuso a causa di precedenti scontri.  Il secondo non riguarda uomini ma libri ed ha un forte rilievo simbolico e storico. E qualcuno ha ricordato il poeta tedesco Heinrich Heine che, ai suoi tempi, aveva scritto che dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.

Era successo tutto questo non solo nei tempi antichi ma anche nella drammatica notte del 25 agosto 1992, in cui l’artiglieria della Serbia di Milosevic distrusse a cannonate l’antica biblioteca della capitale Sarajevo. E, qualche anno dopo, accadde anche a  Baghdad dove, in pochi giorni, nell’aprile 2003, venne da un incendio intenzionale la biblioteca nazionale e insieme anche gli archivi nazionali che custodivano i segreti del regime di Saddam Hussein. Ed ora la storia si ripete con il Califfato di Mossul. Migliaia di libri sono stati distrutti e dati alle fiamme dai jiadisti dello Stato islamico. Purtroppo la furia degli estremisti dell’ISIS non si ferma neppure di fronte alle biblioteche. E sono state attaccate dai terroristi anche le mura millenarie di Ninive, già capitale dell’impero assiro, dove da anni scavano anche archeologi italiani.  C’è da chiedersi come gli Stati della grande coalizione che si è formata in Europa e in America possano assistere a queste imprese senza cercare prima o poi di fermarle in qualche modo?

Dopo aver assistito al pilota giordano arso vivo come prigioniero dell’ISIS. Vorremmo avere una risposta dagli strateghi dello Stato islamico.

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