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Teatro Arcobaleno. I Menecmi, in scena grazie a un cast competente. Recensione

ROMA – Tra le “fabule palliate”, le commedie latine di derivazione greca, I Menecmi di Tito Maccio Plauto sono la più riuscita, per la vis comica e l’introduzione del tema del doppio: la regia di Vincenzo Zingaro, ha il merito di attualizzarla e promuoverla tra il pubblico più giovane. Dal 13 febbraio al 26 aprile, dal venerdì alla domenica, andrà in scena questo classico di successo al Teatro Arcobaleno di Roma, centro stabile del Classico.

Nella commedia plautina i “Menecmi” sono due gemelli, con lo stesso nome, separati da bambini, che all’insaputa l’uno dell’altra, si incontreranno, per caso, nella stessa città a Epidamno (Durazzo), generando fraintendimenti ed equivoci in chi li circonda. Menecmo I è diventato ormai un ricco signorotto, con una moglie, un’amante procace e un fedele servitore “Spazzola”. “Mi chiamano spazzola, perché a tavola spazzolo tutto”, esordisce il “servus”, nello stile tipico del metateatro. Nello stile plautino, il domestico è il furbo, che con fare disinvolto racconta al pubblico le vicissitudini del suo padrone cui è legato per puro opportunismo. Si distingue in questo Messenione, che incarna, invece, la figura del servo fedele, che riconosce nella lealtà e nella devozione, il modo per affrancarsi dalla schiavitù. E a mettere in subbuglio la vita di Menecmo I, ci penserà il suo gemello, che confondendosi con lui, inavvertitamente svelerà gli inganni e metterà in fuga il servo e la procace amante.

La compagnia Castalia, fondata e diretta da Vincenzo Zingaro è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, come “organismo di produzione teatrale di interesse nazionale”. Oltre 1.800 repliche a Roma, al Teatro Arcobaleno e in numerosi Festival: Ostia Antica, Taormina, Paestum, Pompei, Caserta vecchia e altri. Vanta una collaborazione con l’Università di Roma “La Sapienza” e altri atenei europei, che studiano l’opera di Vincenzo Ungaro.

Competente è tutto il cast che garantisce puro umorismo, privo di volgarità. Si distingue Laura De Angelis, nei due rispettivi ruoli: la “matrona romana” frodata e l’avida ancella della meretrice. A entrambe dona appeal e una mimica facciale impareggiabile.  Sublime anche Ugo Cardinali, nei panni del “senex”, il vecchio padre che reclama i diritti della figlia tradita: l’accento romano e la postura goffa, rendono ogni sua battuta esilarante. Da ricordare, anche, Rocco Militone, che aggiunge gravità e onorabilità al servo Messenione. Uno spettacolo da vedere: un classico senza tempo che ha ispirato generazioni di commediografi, tra i quali gli illustri Shakespeare, Goldoni, Pirandello.

I Menecmi (di Tito Maccio Plauto)

Il gioco del doppio

Adattamento e regia

Vincenzo Zingaro

Menecmo I e II                 Piero Sarpa

Erotia                   Annalena Lombardi

Messenione                  Rocco Militano

Giovanni Ribò                          Spazzola

Fabrizio Passerini         Cuoco-Medico

Ugo Cardinali                             Vecchio

Laura De Angelis          Matrona, ancella

Musiche: Giovanni Zappalorto

Costumi: Emiliana Di Rubbo

Scene Vincenzo Zingaro

Luci Giovanna Venzi

Organizzazione Barbara Gai Barbieri

 

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