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Vertenza Milano 90. Camera rinuncia a Palazzo Marini

ROMA – Altra giornata di passione oggi per i lavoratori della Milano 90 che hanno scioperato nuovamente, per reclamare almeno il pagamento degli stipendi che non ricevono ormai da Ottobre da parte della società di Sergio Scarpellini.

Sempre oggi c’è stato un botta e risposta tra la società di Scarpellini e l’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati. Quest’ultimo ha giudicato infatti non congruo il canone di affitto di Palazzo Marini 3, proposto dalla Milano 90. La Camera ha quindi sottolineato l’impossibilità di raggiungere un accordo proprio a causa dell’atteggiamento della proprietà, che insiste per ricevere un canone di locazione quasi doppio di quello dichiarato congruo dall’Agenzia del Demanio. Dunque il 28 febbraio la Camera lascerà Palazzo Marini 3.

Il comunicato della Milano 90 

In risposta al comunicato stampa diramato dalla Camera dei Deputati, la Milano 90 a sua volta, in merito alla riportata valutazione dell’Agenzia del Demanio sul canone di locazione del Palazzo Marini 3, ha chiesto all’Amministrazione della Camera dei Deputati “di indicare i criteri e le rilevazioni sulla base dei quali è stata individuata una cifra che è palesemente incongrua, considerati gli attuali valori del mercato immobiliare, riferiti ad immobili ristrutturati ed arredati, nel centro di Roma. E’ stato, inoltre, chiesto di riesaminare la valutazione, in contraddittorio sulla base di un’istruttoria tecnica.
La risposta data dalla Camera nel comunicato in oggetto sembra chiudere ogni ipotesi di trattativa che questa Società è, invece, interessata a tenere aperta, sulla base di valutazioni di mercato congrue.
Milano 90 s.r.l ha specificato  inoltre, che l’attuale situazione di grave crisi occupazionale è sorta a seguito della decisione della Camera dei Deputati di recedere anticipatamente da tutti i contratti di locazione e servizi, all’epoca validamente stipulati, ritenuti già congrui dal Demanio stesso e relativi ai Palazzi Marini 2, 3 e 4.
Per lenire il problema occupazionale in modo efficace, Milano 90 s.r.l. ha proposto alla Camera dei Deputati, nelle passate settimane, la stipula di nuovi rapporti, offrendo un sostanziale abbattimento degli importi richiesti, con riferimento a due Palazzi Marini 3 e 4. In tal modo, il numero di posti di lavoro garantiti sarebbe stato effettivamente molto più alto. L’Amministrazione ha rifiutato tale proposta.
Milano 90 s.r.l. auspica che l’Amministrazione e l’Agenzia del Demanio vogliano rapidamente fornire una risposta sui criteri utilizzati per addivenire alla attuale stima, che si ribadisce palesemente incongrua ed a consentire sulla base di criteri oggettivi la possibilità di una corretta valutazione”.

Il dramma dei lavoratori e l’invito del deputato Miccoli alla loro salvaguardia

In tutto questo l’unica cosa che rimane è solo il dramma dei dipendenti della Milano 90, gli unici a farne realmente le spese. Lo ha  voluto sottolineare oggi in una nota il deputato Pd Marco Miccoli. “L’annuncio dell’Ufficio di Presidenza della Camera di chiusura del rapporto con la Milano 90 di Sergio Scarpellini anche per Marini 3, è frutto di una irresponsabilità dello stesso imprenditore. La disponibilità data dall’Istituzione a riaprire ad un possibile accordo sull’ultimo stabile in locazione rimastogli – sede tra l’altro della mensa dei dipendenti – avrebbe prodotto occupazione per molti lavoratori della Milano 90. Ora il rischio che si corre è che questi ultimi paghino il prezzo di una scellerata gestione della trattativa, che ha portato l’imprenditore a rifiutare l’offerta fatta dalla Camera sulla base del canone così come valutato dall’Agenzia del Demanio”.  “Scarpellini –  ci ripensi e torni indietro da una decisione che non è né utile alla società né ai tanti lavoratori che, dignitosamente in questi mesi, hanno condotto una battaglia per la difesa del posto di lavoro. Ora tutti i soggetti di questa vicenda facciano la propria parte per la salvaguardia di questi dipendenti”.

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