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Unhappy Meal. Il caso Mc Donald’s e l’elusione fiscale delle multinazionali

ROMA – In una vivace conferenza stampa a Bruxelles, SEIU (sindacato statunitense tra l’altro animatore della campagna sul salario minimo FightforFifth) e i sindacati europei del commercio e dei servizi pubblici, hanno presentato ieri la ricerca “Unhappy Meal, L’elusione fiscale di McDonald in Europa” (REPORT), primo step di un percorso di mobilitazione globale contro la multinazionale del panino, fortemente sospettata, fra le altre cose, di non pagare le tasse dei paesi dove fa affari, preferendo “paradisi fiscali”.

Si chiede alla Direzione Europea sulla concorrenza di indagare e approfondire il caso Mc Donald’s alla stregua di quanto si è iniziato a fare per imprese quali Amazon, Fca, Apple o Google.

L’obbiettivo è allargare il fronte. Non solo mobilitazione (che continuerà a partire dalla seconda giornata di sciopero globale prevista per il prossimo aprile) ma anche un’azione più politica, coordinata fra i vari paesi e i diversi continenti, a partire dall’Europa. Il principio della denuncia è semplice: se McDonald’s, e con lei molte altre multinazionali, versassero il dovuto nei paesi in cui operano, questo denaro andrebbe a risanare le casse dei singoli stati e potrebbe essere redistribuito sotto forma di welfare ai cittadini, compresi i dipendenti di Mc Donald’s, quasi tutti a rischio povertà (il contratto tipo in azienda è il part time che arriva in alcuni paesi a trasformarsi in contratto a zero ore ).

L’Italia è stato uno dei mercati a crescita più rapida per McDonald’s, nell’ Eurozona, negli ultimi dieci anni: più di 500 punti vendita, oltre 1 miliardo di Euro di fatturato nel 2013.

L’indagine pone legittimi dubbi e apre scenari inediti non solo per le organizzazioni sindacali. Il Governo dovrebbe avere tutto l’interesse a scoraggiare pratiche di questo tipo e a farsi parte attiva in Europa di un reale “cambiamento di verso”.        

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