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Papa Francesco. Contro l’imbarbarimento, compassione e misericordia

ROMA – C’è qualcuno che ci riporta al significato delle parole nell’epoca della comunicazione totale in cui invece le parole sono un veicolo vuoto che gira il mondo senza meta e senza obiettivo.

La parola in questione è “misericordia” che unisce insieme la pietà e il cuore nella funzione morale di sentire compassione per la miseria altrui. Di miseria oggi ce n’è moltissima, di misericordia molto poca. Ecco perché, forse, la figura più illuminata della contemporaneità, Papa Francesco, che fin dal principio ha scelto la via della semplicità per esprimere concetti e uno stile di vita difficilissimo e controtendenza, ha deciso di indire un Giubileo straordinario in cui ciascuno è chiamato ad uscire da quel sé egoista e rivolgere quanto meno una parte dei propri pensieri al misero materialmente e spiritualmente. Un messaggio straordinario di universalità dei sentimenti che non possono essere racchiusi in quella gabbia di individualismo spaventoso che caratterizza i tempi moderni. Una modernità che ha la presunzione di irridere le virtù elementari di solidarietà, altruismo, semplicità e umiltà e che non si accorge di dispensare miseria materiale e spirituale che sfocia in modelli sociali pieni di difetti. Il mito del più forte è alla base degli episodi di violenza di quegli spregiudicati che infieriscono contro i deboli ed uno spontaneo istinto umano di preservare la specie aiutando il prossimo si trasforma in un desiderio profondo di distruzione dell’altro. Il bullismo, la violenza contro le donne, la violenza contro i neonati, il razzismo, l’intolleranza verso le “diversità” ed ogni atto che calpesti i principali diritti umani sono la manifestazione opposta alla misericordia invocata da Papa Francesco. Fenomeni questi che piuttosto che essere espressione di modernità sono l’esatta manifestazione di una concezione barbara e retrograda dei principi che reggono il vivere sociale.

Serve, dunque molta misericordia nei nostri programmi politici che devono costruire delle istituzioni capaci di dare risposte concrete ai bisogni reali dei cittadini. Molta misericordia nei metodi educativi delle giovani generazioni che devono crescere pensando che l’Italia sia il Paese dei diritti di tutti. Una misericordia che attraversi l’anima dei credenti e dei non credenti e che non sia una parola vuota capace di obbedire alle regole della comunicazione del consenso, ma al contrario che risponda ad un desiderio collettivo che il bene individuale passa anche e soprattutto attraverso quello collettivo.
Questa è la forza che  ci si deve mettere quando si parla delle politiche della famiglia, dei minori, delle donne e degli anziani perché nessuna Rivoluzione è possibile se prima non si passa da una grande educazione collettiva alla condivisione di valori comuni ed indiscussi che ci rendano una matura Nazione. E’ questo “di più” che riempie il nostro impegno politico e che ci dà l’ambizione di andare oltre le parole vuote a cui siamo stati abituati negli ultimi anni: parole che hanno creato una voragine sul piano del riconoscimento dei diritti fondamentali e che hanno imbarbarito in maniera inaccettabile una società e un Paese che amiamo e che vogliamo cambiare.

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