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ROMA – Si allarga il fronte dell’opposizione al ddl concorrenza approvato il 20 febbraio scorso, che prevede la fine del Mercato Tutelato  e la soppressione dell’Acquirente Unico, e, determinando il passaggio obbligatorio delle utenze domestiche attualmente nel mercato tutelato (oltre 20 milioni) e delle piccole e medie imprese alle società di vendita del mercato libero.

Le Associazioni dei Consumatori Adoc, Assoutenti, Federconsumatori, Lega Consumatori, UNC e la Cgil esprimono una netta contrarietà nei confronti di questo provvedimento ingiusto e unilaterale, sia sotto il profilo sociale che economico perché penalizzerebbe i clienti del mercato di maggior tutela lasciandoli privi di protezione. Questa posizione è emersa in occasione dell’incontro tra il sindacato e una rappresentanza delle Associazioni dei Consumatori.

L’uscita dal mercato tutelato deve essere una scelta volontaria dei clienti, dettata solo dalla convenienza, mentre la decisione del disegno di legge risulta ancor più scorretta se si considera che negli ultimi anni tale convenienza non c’è stata: gli ultimi rapporti dell’AEEGSI hanno evidenziato che le famiglie passate al mercato libero hanno sottoscritto mediamente contratti più onerosi rispetto al mercato di maggior tutela, del +16,7% nel settore dell’energia elettrica (+42,5 Euro annui per il consumo di una famiglia media) e del +7,9% nel settore del gas (+68,2 Euro annui), per una maggior spesa complessiva di 121 euro annui.

Inoltre la soppressione del mercato tutelato costringerebbe le famiglie a scegliere un nuovo contratto di fornitura: è facile prevedere che soltanto una piccola parte dei clienti domestici sceglierebbe un altro operatore rispetto a quello utilizzato finora nel mercato tutelato. La stragrande maggioranza dei consumatori semplicemente rimarrà con il suo fornitore di sempre, ovvero quello collegato alla Società di Distribuzione. E saranno soprattutto i consumatori vulnerabili quelli più esposti, perché poco mobili e meno capaci di valutare tutte le clausole di un contratto. Questi ultimi pagheranno quindi il conto più caro, poiché troppo grande è la loro disparità di potere contrattuale, non compensabile dal semplice monitoraggio di tali prezzi da parte dell’Autorità per l’energia e/o da quella per la concorrenza .Occorre poi tenere presente che nell’assetto attuale, una volta eliminato il prezzo di riferimento del mercato tutelato, che costituisce comunque un benchmark ben visibile, gli operatori potrebbero attuare accorte e graduali strategie di prezzo convergenti, volte ad alzarne il livello per il piccolo consumatore privo di potere contrattuale.

Il paradosso appare ancora più evidente se si considera che da anni denunciamo all’Autorità per l’Energia, al Governo e al Parlamento come il mercato libero dell’energia sia ancora costellato da pratiche commerciali scorrette e caratterizzato da scarsa trasparenza nelle offerte, che spesso maschera una carenza di reali vantaggi economici, con effetti contrari alle aspettative dei consumatori.

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