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BARI – Al Bif&est di Bari in onore del cinema che deve essere civile come dichiarava Rosi,  è stato presentato  I Nostri ragazzi di Ivano De Matteo.  un film con Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio e Barbora Bobulova che, come succede d’abitudine nel cinema di De Matteo, indaga su un malessere, sul disagio e sulla incomunicabilità della nostra società e che, in questo occasione, ispirandosi al romanzo La cena di Herman Koch, si concentra sulla violenza gratuita, inutile, cieca che spesso colpisce proprio quegli ambienti in cui  si immagina che la cultura e l’ agiatezza tengano al riparo da ogni bruttura.

D.M. Il cinema civile è sempre più difficile da realizzare, ci racconta Ivano De Matteo, è un cinema scomodo, che non arricchisce chi lo produce e ormai in Italia tranne De Laurentiis, non c’è più nessuno in grado di fare il produttore con i soldi propri, come i vecchi i tempi. Oggi il produttore è qualcuno che crede in un progetto e che cerca per il film finanziamenti pubblici, privati, cerca di coinvolgere Rai Cinema, e via così. E questo avviene più facilmente per la commedia, mentre difficilmente uno sponsor partecipa ad un film drammatico. Nessuno vuole associare un prodotto al disagio, come per esempio è stato per Gli Equilibristi, dove Valerio Mastandrea, interpretava un uomo che perde il lavoro e finisce a dormire in macchina, ecco perché in Italia si fanno solo commedie. Ormai siamo rimasti in pochi, siamo come dei panda in estinzione.

D. E’ per questo che segui i tuoi film come dei figli accompagnandoli anche mesi dopo l’uscita, negli incontri con il pubblico, portandolo in provincia, lì dove la legge della distribuzione impone anche a chi vorrebbe vedere altro, solo ed esclusivamente un certo tipo di cinema?

D.M. Lo devi fare. Il cinema è diventato artigianale per chi fa questo genere di film. Devi seguire altri percorsi, incontrare il pubblico, partecipare com’è stato per I Nostri ragazzi a tavole rotonde con i genitori, con le associazioni e via così. E’ faticoso, ma è davvero una soddisfazione per me rendermi conto che c’è tanta gente a cui piacerebbe vedere tanti film come il mio e poter scegliere. Insomma il pubblico italiano non è come ci vogliono far credere.

D. Scrivi le sceneggiature insieme alla tua compagna Valentina Furlan, come avviene questa scrittura a quattro mani?

D. M. Stiamo insieme da 25 anni e da 25 anni scriviamo insieme le nostre sceneggiature. Siamo in sintonia, ed è complesso ma anche divertente, a volte discutiamo mentre si cucina, a volte partecipano anche i nostri figli, ma l’approccio è sempre quello dell’inchiesta. Una volta individuata la storia, ci documentiamo, indaghiamo, realizziamo interviste, verifichiamo e raccogliamo conferme, poi su tutto su questo materiale, romanziamo la storia.

La scelta degli attori nei tuoi film sembra molto curata, precisa, mai banale.

D. M. Spesso quando scrivo, o si delinea il personaggio, ho già in mente la faccia di un attore. E’ successo così anche per I nostri ragazzi, in cui tra l’altro faccio tornare al cinema dopo tanto tempo anche Giovanna Mezzogiorno. Studio la persona più che l’attore, guardo le movenze, l’espressione, anche il carattere, cerco di incontrarlo e quando decido che è lui, o lei, poi è difficile cambiare scrittura in corso. Finora mi è andata sempre bene, nessun attore a cui avevo pensato ha mai rifiutato o reclinato l’invito.

D. Stai lavorando ad un prossimo film?

I.D.M. Questa volta racconto una storia al femminile, ambientata a Torino, una storia di donne costrette a cambiare, a fuggire e a rimettersi in corsa con tutto il coraggio e la forza tipica delle donne.. Dovremmo girare ad Ottobre, se la Rodeo Drive, riesce a trovare tutto il budget disponibile. Insomma se me lo lasciano fare ad Ottobre siamo di nuovo sul set. 

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