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Grattaceli, business park o stadio della Roma? Giovanni Caudo e Andrea Santoro contestati a Roma

ROMA – il 30 marzo al Torrino, l’assessore Giovanni Caudo e il presidente del X municipio di Roma Andrea Santoro, hanno illustrato il master plan (progetto preliminare) di James Pallotta che dovrebbe ridefinire, con circa un milione di metri cubi, l’ansa di espansione del Tevere ove ora sorge l’ippodromo di Tor di Valle.

In particolare, l’assessore Caudo, ha spiegato nel dettaglio i fondamenti normativi dell’opera per poi narrare fasti e benefici che verrebbero dal “riassetto dell’area” per cittadini e residenti. Secondo l’assessore tutta l’opera sarà finanziata da fondi privati. Le contestazioni dei presenti, iniziate già in fase di illustrazione, hanno riguardato tutti gli aspetti a partire dalle delibere e dai pareri di pubblica utilità del comune e del municipio. Per molti dei presenti è difficile poter equiparare lo stadio e tre grattaceli completamente privati, con un ospedale o una scuola quale opera di pubblica utilità. Secondo la presentazione di Caudo, lo stadio andrebbe ad occupare una superficie piuttosto ridotta rispetto a quella adibita ad uffici che servirebbe a pagare anche le spese dello stadio. Inoltre è stata ventilata da molti l’ipotesi che gli uffici per 13.000 lavoratori, potrebbero essere ceduti o affittati a qualche grossa compartecipata statale. Se fosse vero, i costi lievitati, potrebbero finire su fondi di carattere pubblico. Senza contare, come sostenuto da molti intervenuti e dalle cronache, il rischio di infiltrazioni mafiose e corruttive. Aspre critiche sono emerse anche rispetto al prolungamento della metro del solo tratto Magliana-Tor di Valle, dove sembrerebbe non esserci lo spazio fisico per il raddoppio dei binari che affiancherebbe il treno Roma – Ostia e per il quale non è previsto alcun intervento. Anche il deflusso dei tifosi con una nuova metro, a conti fatti, sembrerebbe molto poco efficiente (circa 2 ore di attesa). Senza contare che, a Roma, gli avvenimenti che seguono il solo nominare “nuova metropolitana”, sono ben più funesti di quelli procurati dal gatto nero. Lo stesso raddoppio dell’Ostiense e della Via del Mare, attualmente complanari, riguarderebbe solo un breve tratto fino al GRA e non risolverebbe i collegamento con Ostia. È utile ricordare che i collegamenti tra Roma e Ostia, sia su gomma che su ferro sono letteralmente al collasso. Certo sorprende che  uno stadio, tre grattacieli e un business park, posizionati dentro una cassa d’espansione fluviale e di proprietà privata, possano essere considerati dalla Giunta Capitolina come opera di “pubblica utilità”. Imbelli alle pesantissime critiche dei convenuti, l’assessore Caudo e il presidente Santoro hanno dato l’impressione di essere degli ottimi promoter di Pallotta e Parnasi. Un’operazione che senza dubbio solleva perplessità.

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