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Teatro Quirino. “Doppio Sogno” di Giancarlo Marinelli. Recensione

ROMA – In scena al Teatro Quirino, Doppio Sogno di Giancarlo Marinelli, una pièce liberamente ispirata alla novella di Arthur Schnitzler, ma più simile all’ultimo capolavoro di Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut” che al racconto dello scrittore viennese, intimo amico di Freud.

Tiepidi applausi alla fine della rappresentazione da spettatori estraniati. Un’opera di difficile fruizione e certamente non adatta al grande pubblico, ma ai soli estimatori di Kubrick.  Poco si addice al palcoscenico, la volontà del regista, il vicentino Marinelli, di riproporre la stessa sequenza scenica del capolavoro, senza disporre né degli artifici scenografici del cinema, né di attori del calibro di Tom Cruise e Nicole Kidman e neppure di uno spettatore colto, già avvezzo al linguaggio del regista. L’immersione nei vagheggiamenti del dottor Daniel Fridolin, il ricambio continuo delle particolareggiate scenografie ha confuso,  avrebbe giovato, invece, una discesa più graduale nell’atmosfera onirica. 

Inutile e fastidiosa la presenza di un attore-moderatore che esce di scena e rimprovera il pubblico, interrompendo per ben due volte lo spettacolo, per colpa di un cellulare che suona o di un colpo di tosse: un metateatro che sarebbe stato più proficuo se fosse valso a introdurre la pièce. Ciò detto,  l’esperimento del commediografo vicentino, per molti aspetti azzardato, ha il merito di innovare il linguaggio teatrale, spesso obsoleto.

Ottime le luci e le scenografie, curatissime, al fine di riprodurre fedelmente quelle del film. Ludica e spettacolare la scena del Bar Fidelio, dove donne seminude ballano indisturbate, mentre il Consigliere Bohm si lamenta per la perdita prematura del figlio e assolda il musicista del locale per “le famose feste proibite in memoria del giovane”.

Un secondo atto più avvincente e dinamico: un’atmosfera degna di un thriller, con colpi di scena e un finale originale che si discosta sia dal film che dalla novella: un chiaro omaggio alla psicanalisi e alla sua utilità nell’affrontare i traumi della vita di coppia. 

Bravissima Ivana Monti, perfetta nel ruolo di Ivana, mamma factotum di Daniel Fridolin, gelosa e possessiva, ma allo stesso tempo, saggia e leale. Non meno coinvolgente Rosario Coppolino, nel doppio ruolo di Naktigal, il fidato amico del medico, ma anche, il pianista bendato delle feste proibite.  Poco adatta al ruolo di coprotagonista la statuaria Caterina Murrino, meno intensa ed emozionante di quanto il personaggio di Nicole Fridolin richiedesse: un pallido ricordo dell’eccelsa interpretazione di Nicole Kidman. Decisamente più bravo della Murino è Ruben Rigillo nei panni del protagonista il dottor Daniel Fridolin: tecnicamente perfetto, ma tuttavia, privo del giusto pathos. 

Degna di nota è la colonna sonora curata da Roberto Fia, che riproduce fedelmente quella scelta da Jocelyn Hook per “Eyes Wide Shut”, insignito per quella prova del Golden Globe.  Un esperimento teatrale adatto ai nostalgici del grande maestro Stanley Kubrick e agli innovatori.

Doppio Sogno, dal 7 al 19 aprile al Teatro Quirino Vittorio Gassman

Regia di Giancarlo Marinelli tratto dal racconto omonimo di Arthur Schnitzler

Con Andrea Cavatorta, Francesco Maria Cordella, Serena Marinelli, Simone Vaio, Carlotta Maria Rondana, Ivana Monti, Caterina Murino, Rosario Coppolino

Scene: Andrea Bianchi

Costumi: Adelia Apostolico

Musiche: Roberto Fia

Light designer Mirko Oteri

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