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“Sarà il mio tipo”. Da vedere e far passaparola. Recensione

ROMA – Sarà il mio tipo e altri discorsi sull’amore è una deliziosa commedia tratta dal romanzo omonimo di Philippe Vilain, diretta da Luca Belvaux, con Emilie Dequenne e Loic Corberie, presentata  a Roma durante il Festival di cinema francese Rendez vous e in uscita in Italia il 23 Aprile grazie a Satine Film.

La commedia  è un esempio emblematico del tocco magico  che hanno i francesi nel raccontare l’amore, l’attrazione fra due mondi che possono sembrare tanto diversi,  come quello del giovane filosofo parigino e della parrucchiera di provincia, della grandezza del regista e sceneggiatore Luca Belvaux  che con poco arriva a dire cose importanti, con una commedia che sembra lieve e che alla fine lieve non è, perché con ironia pone delle domande, cerca delle risposte su quel mistero che è l’amore e anche sul coraggio di viverlo senza troppi pensieri o di non viverlo affatto.

Clement e Jennifer  non hanno apparentemente niente in comune. Lui è un intellettuale che va da una relazione all’altra perché non crede nella coppia, frequenta il bel mondo parigino e quando viene trasferito per un anno ad Arras, nel Nord della Francia, quasi ne fa una tragedia. Lei è una esuberante parrucchiera, che vive serenamente , dividendosi fra la cura del suo amato figlio, le amiche e colleghe di lavoro con cui condivide la passione per il Karaoke ed ama la sua cittadina.

Lui scrive libri di filosofia e legge Proust . Lei legge le riviste di gossip e sa tutto di tutti. Lui veste rigorosamente di scuro, lei è coloratissima. Due vite parallele che sembrano non doversi  incontrare mai eppure quando Clement si fa tagliare i capelli da Jennifer, scatta fra loro un attrazione  fatale che ben presto si trasforma in una relazione intensa e travolgente che cambierà entrambi.

Una bella commedia con un finale inaspettato, con una forza narrativa che non perde mai tensione e ritmo e con un interpretazione di entrambi gli attori davvero straordinaria. 

Non si può non amarli entrambi, dice Luca Belvaux all’incontro con i giornalisti, né giudicarli. Clement è l’emblema di una certa cultura francese, di un mondo un po’ chiuso, snob, ma anche lei non è da meno e giudica il “parigino” . Lui che non  crede nella coppia e lei che dimostra un apertura alla vita ma anche un coraggio e una determinazione che lui invece non ha. Il pregiudizio comunque sta in entrambi. E non è vero che la lotta di classe attualmente esiste solo nelle relazioni amorose,  anzi è tutto il contrario, esiste dovunque tranne che nell’amore. Nel film i due personaggi si scambiano entrambi qualcosa.

Nel libro il mio personaggio, racconta Loic Corbery, è molto più crudele, distante, e l’autocritica di Vilain è decisamente più feroce che nel film, dove Clement è più morbido forse perché nel libro c’è un punto di vista maschile. Per quanto riguarda l’ambiente culturale parigino, non è così chiuso e snob come ci descrive lo scrittore. Parigi è sì il centro di tutto, però è anche una città multiculturale, aperta ad ogni incontro, ad ogni scambio, cosa differente in provincia, dove tutti sanno tutto e dove è difficile eliminare certi pregiudizi anche verso i parigini. 

Nel film ad interpretare Jennifer, la grandissima Emilie Dequenne, che rivediamo con molto piacere e che da al suo personaggio un tocco lieve di entusiasmo ed esuberanza che la rende irresistibile. Emilie Dequenne torna al cinema dopo lungo tempo lontano dalle scene, poiché aveva deciso di dedicarsi alla sua famiglia. 

Emilie Dequenne era talmente perfetta per il ruolo da spaventarmi, racconta Lucas Belvaux . A volte non mi piace avere a che fare con attori così “in ruolo” perché penso che non possa riuscire ad intervenire e invece con lei è stato davvero incredibile lavorare. E’ un’ attrice di grande talento, entusiasta e disponibile anche a lasciarsi andare completamente e a farsi guidare dal regista. Ecco perché, nonostante sia tanto richiesta, Emilie Duquenne lavora poco, ogni ruolo lo vive così intensamente, da bruciarla.

Un film da vedere , da raccontare, da vivere e anche da discutere, un elogio al coraggio e alla libertà di scegliere di essere quello che si vuole.

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