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Italicum e’ legge, 61 i no. I malumori restano

ROMA – “Impegno mantenuto”. Cosìsulta Matteo Renzi  dopo il via libera definitivo dell’Italicum. Non nasconde la soddisfazione Maria Elena Boschi: “Missione compiuta”. 

Insomma la riforma elettorale e’ legge: con 334 si’ e 61 voti contrari, a scrutinio segreto richiesto da Forza Italia e Lega, l’Aula di Montecitorio approva il nuovo sistema di voto, che introduce i capilista bloccati (100 in tutto), le preferenze, il ballottaggio qualora nessuna lista o partito ottenga il 40% dei voti, il premio di maggioranza non piu’ alla coalizione ma al partito.

La maggioranza regge. ma inevitabilmente il Pd si pacca con ni cosiddetti’dissidenti’ interni, che votano contro. Lo hanno fatto Bersani Letta, Cuperlo, Bindi e Fassina, mentre le opposizioni hanno abbandonato l’Aula scegliendo l’Aventino. Neppure lo scrutinio segreto è riuscito a mettere in vrisi l’Esecutivo.

Ma non è solo il Pd ad uscire malconcio. Tensioni si registrano anche dentro Forza Italia, gruppo in prima fila a guidare la pattuglia degli aventiniani. Sin dalla mattina, infatti, il capogruppo Renato Brunetta aveva annunciato che gli azzurri non avrebbero partecipato al voto. Le altre forze di minoranza riflettono, valutano tutte le alternative, con i grillini favorevoli a restare nell’emiciclo se il voto fosse stato palese. Il malumore interno ai forzisti si fa sentire subito: abbandonare l’aula e’ una scelta sbagliata e controproducente, accusano ‘verdiniani’ e ‘fittiani’. Tanto che durante la discussione sugli ordini del giorno, che hanno preceduto l’ok finale alla riforma, in circa una ventina di deputati di FI disattendono le direttive del gruppo e restano in Aula. Brunetta minimizza. Alla fine, pero’, diversi gli azzurri presenti al momento del voto finale: tra questi, Francesco Paolo Sisto, in qualita’ di presidente della commissione Affari costituzionali – quindi ‘giustificato’ – e Francesco Saverio Romano, fittiano della prima ora che annuncia pubblicamente il suo voto contrario all’Italicum

Per Renzi “la nuova legge  portera’ chiarezza e stabilità”. Dopo l’ok finale, su twitter, il presidente del Consiglio scrive: “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no. Avanti, con umilta’ e coraggio”.

Duri i commenti della minoranza Pd: “Che amarezza la Camera mezza vuota. Cosi’ la sfida del Pd al Paese e’ piu’ debole”, afferma il capogruppo dimissionario Roberto Speranza. “Il dissenso e’ stato abbastanza ampio. Il dato politico sia sull’approvazione della legge sia sulle dimensioni del dissenso e’ non poco rilevante”, osserva Pierluigi Bersani. Scelta civica rivendica l’importanza dei suoi voti: “noi determinanti. Senza di noi oggi la maggioranza non c’era”, sottolinea Enrico Zanetti. Soddisfatta anche Area popolare: “approvata una buona legge”, spiega Angelino Alfano. 

Ma e’ dalle opposizioni che si leva un coro di critiche e proteste: “Renzi come un black cloc massacra la democrazia”, accusa Carla Ruocco del direttorio 5 Stelle. I grillini hanno chiesto a Mattarella di non firmare la legge. Brunetta parla di “vittoria di Pirro”. Per l’azzurro Renzi “al Senato non ha i numeri per approvare la riforma del Senato”. Per Nicola Fratoianni di Sel “Renzi dimezza la democrazia”. Chiosa il leghista Roberto Calderoli: “E’ proprio vero che al peggio non c’e’ mai fine, infatti dopo il Porcellum e’ arrivato il Porcellissimum”.

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