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Pensioni. Boeri bacchetta il governo, ignavia di Stato

ROMA – Tito Boeri, presidente dell’Inps, torna, per la terza volta in pochi giorni, sul concetto di quella che definisce «l’ignavia di Stato», ossia «l’atteggiamento, da parte del decisore politico, di grossa sottovalutazione del problema dell’informazione dei contribuenti», quando avvenne, venti anni fa, il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo.

E, pochi minuti prima che la conferenza inaugurale della Giornata nazionale della previdenza, a Napoli, venisse interrotta dalla salita sul palco di alcuni esponenti del sindacato Usb (lo stesso che aveva inscenato analoga protesta, nella sede dell’Inps a Roma, alla fine di aprile, quando la ‘busta arancionè era stata presentata alla stampa), specifica che «prima (nella prima metà degli anni ’90, ndr) bastava pianificare la fine della carriera lavorativa che determinava l’importo della pensione», mentre col meccanismo di conteggio di tipo contributivo «contano moltissimo i primi anni, sono fondamentali». Secondo il vertice dell’Istituto previdenziale, «i governi che si sono succeduti in venti anni non hanno voluto dare questa informazione, temendo che solo il fatto di darla avrebbe creato reazioni forti e li avrebbe penalizzati sul piano elettorale». Tale «ignavia di Stato», chiosa Boeri, «è stata molto grave», giacchè «ha impedito a molte generazioni di cautelarsi», nella consapevolezza di quanto ciò avrebbe inciso sulla pensione futura.

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