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Fuori gioco. Un tema attualissimo, tabù in Italia

ROMA – All ‘ultimo Festival di Cannes Vincent Lindon vince la Palma d’oro per avere interpretato in La loi du marche un operaio disoccupato a cinquant’anni in un film dove tutta la scena è incentrata sul suo magistrale protagonista.

Anche in Fuorigioco, opera prima di Carlo Benso si racconta la storia di Gregorio Samsa (Toni Garrani) un dirigente d’azienda sui cinquantacinque anni, che viene improvvisamente licenziato e che nonostante i risparmi, una moglie attenta ed amorosa, amici cari che s’inventano una nuova vita e che cercano di coinvolgerlo, perde il senso della sua vita, e ogni interesse verso tutto e tutti così che  le sue giornate diventano terribilmente vuote. Carlo Benso trascina Toni Garrani ( anch’io attore disoccupato, ha dichiarato in conferenza stampa)  in questo monologo cinematografico di dolente dolore verso una mancanza, un posto come quello del lavoro che nella società di oggi è tutto e che ti porta una volta perduto a non sentirti più nulla. 

Gregorio passa le sue giornate a spiare la ragazza di fronte, a guardare le immagini che arrivano dal televisore acceso. Immagini di un mondo scaraventato nella violenza dalla disperazione di una crisi sociale e politica ormai inarrestabile che ci rende tutti vittime. 

Il film, che nel suo sviluppo risente della mancanza di fondi, di possibilità, cerca di raccontare un tema attualissimo, che come abbiamo visto porta un attore come Lindon a vincere la Palma d’oro e che qui in Italia, è quasi un tabù. Aveva provato a parlarne Ivano De Matteo con il suo Equilibristi, dove un impiegato finiva a vivere in macchina, che nonostante la critica favorevole e un buon successo di pubblico non aveva trovato grande distribuzione, né è stato mai trasmesso in Rai che tra l’altro ne ha acquisiti i diritti. 

Con Fuori Gioco, Carlo Benso, si sente quasi un miracolato ad essere riuscito non solo a finire il film grazie all’aiuto anche del cast artistico, da Toni Garrani a Nicola Pistoia e Crescenza Guarnieri,  ma di essere arrivato nelle sale, poche, ma quantomeno c’è.

Ecco l’ultimo tabu degli italiani, parlare della crisi, ammettere la crisi, e parlare della devastazione umana e fisica che questa ha portato in una fascia di età compresa fra i 40 e i 50. Quella maledetta generazione del boom economico e del movimento studentesco dove o si è diventati squali o cibo per … squali. 

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