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Alitalia, solo proclami. I piloti aspettano ancora l’assunzione

ROMA – La nuova Alitalia festeggia, anche se da festeggiare ci sarebbe ben poco. Due giorni fa infatti, la nuova dirigenza ha presentato la nuova livrea “filo araba”, il nuovo brand e soprattutto ha annunciato con un certa soddisfazione l’assunzione di 310 dipendenti.

Peccato che la memoria abbia le gambe corte. Lo stesso premier Matteo Renzi, presente alla cerimonia all’hangar di Fiumicino invece di farsi bello con le solite parole degne di una sfacciata propaganda, avrebbe dovuto volgere lo sguardo a questa vicenda italiana in cui gli accordi pregressi mai mantenuti hanno provocato macerie e profonde ferite ai lavoratori che dal 2008 attendono risposte rispetto alla loro riassunzione.

Tra questi anche il gruppo dei 60 piloti ex Alitalia, per i quali è imminente la scadenza della mobilità nel prossimo mese di ottobre. Gli ex dipendenti – come fanno sapere in un comunicato stampa – attendono l’esito delle cause intentate contro Alitalia Cai Spa che non li aveva assunti dal 13 gennaio 2009 come doveva, lasciando fuori circa 400 piloti, ottenendo nel frattempo l’autorizzazione a chiamare in giudizio la nuova Compagnia Alitalia SAI SPA.

“Evidente l’impatto dei giudizi sulla nuova Compagnia che dovrà rispondere di un contenzioso destinato, secondo gli accordi con i soci arabi, a non avere alcun effetto nella new co. Invece – continua la nota – non è stato così in quanto all’esito dell’accertamento della mancata assunzione di tanti piloti nei prossimi mesi, emersa la violazione degli obblighi assunti da Alitalia CAI che non ha assunto circa 400 piloti, il diritto all’assunzione potrà essere esercitato automaticamente nei confronti della nuova compagnia”.
Insomma mancano dalle istituzioni le risposte alle numerose e reiterate denunce inviate dai piloti .
Eppure il Governo, il Ministero del lavoro, il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ed il Ministero dello Sviluppo Economico -insieme ai sindacati firmatari- si erano impegnati a controllare e garantire il rispetto degli accordi del settembre ed ottobre 2008.
Nel frattempo la nuova compagnia decolla, ma, avvertono i piloti, non potrà esservi alcuna vera ripartenza né alcun taglio con il passato, se verrà consentito anche all’ Alitalia SAI SPA di ricorrere a contratti esterni , continuando a sacrificare i posti di lavoro dei piloti rimasti ingiustamente fuori dal gioco dal 13 gennaio 2009 ed oggi in mobilità.
In pratica nessun rilancio vi potrà mai essere se la situazione lavorativa non verrà risolta. “Nessuna novità dunque, ma solo dichirazioni promozionali che prescindono dalla questione gravissima delle pendenze lavorative dimenticate ed irrisolte da ormai sette anni”.

“La realtà – prosegue la nota – va ben oltre i privilegi della categoria piloti o delle presunte truffe che tanto vengono sbandierati per nascondere gli omessi controlli che hanno comportato il sacrificio della professionalità di chi ha perso il proprio posto di lavoro nel 2009, dopo aver messo a servizio le proprie competenze a servizio della Compagnia di Bandiera e prima ancora dello Stato . Non viene data voce alla vita reale dei piloti esclusi ingiustamente, alle loro difficoltà di trovare lavoro per il riposo forzato ed ai loro disagi familiari per far dimenticare il passato che sta per ripetersi ancora e per evitare che via sia il consenso e l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda. L’imminente fine della mobilità ad ottobre e l’impossibilità di trovare lavoro, in mancanza dell’attività di volo effettivo richiesto dal mercato, comporteranno la perdita delle licenze di volo faticosamente conseguite e mantenute con un danno enorme che dovrà essere pagato da chi lo ha consentito. E’ chiaro che nessun futuro potrà mai iniziare, se con un colpo di spugna si vuole cancellare la vita lavorativa di tante persone, facendola cadere nell’oblio, approfittando degli anni trascorsi. Ma – con clude la nota – non si può dimenticare che nessuna cintura potrà essere correttamente allacciata nel prossimo futuro, se si prescinderà dal garantire la sicurezza lavorativa a chi è stato tagliato fuori ,pur avendo diritto a conservare il proprio posto di lavoro.”

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