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TAORMINA (nostro inviato) –  Il Taormina film fest ha ospitato, in un una Tao Class molto apprezzata, la quarantasettenne Patricia Arquette , icona globale dei diritti delle donne con un impegno in difesa  dell’equiparazione salariale in campo lavorativo, come espresso durante il ringraziamento per l’Oscar quale migliore attrice non protagonista  in “ Boyhood” (2014).

Il film  – per il quale ha conseguito anche il Golden Globe, lo Screen Actors Guild, il Bafta, l’Indipendent Spirit Award –  narra , seguendoli  nella realtà, gli accadimenti nell’ arco di 12 anni (dal 2002 al 2013) della crescita di un bambino e  le sue interazioni con i genitori divorziati.  “Boyhood”  ha dato forza alla Arquette per asserire una più concreta parità di diritto ad ogni livello, come ha ribadito nel corso dell’incontro taorminese.  Patricia Arquette ha  sottolineato,  traendo spunto dal film,  come ”negli Stati Uniti il 70% delle famiglie afroamericane sia caratterizzato da madri sole che, se avessero il giusto compenso economico,  risolverebbero la piaga della povertà”.

La Arquette, ex moglie di Nicolas Cage ed esponente di una delle dinastie cinematografiche più potenti d’America, ha affermato di aver tratto i suoi valori  anche dall’esperienza femminista degli anni ’70 di sua madre,  riuscendo a mutarne la prospettiva centrale: non più rivolta ad una lotta contro gli uomini ma ad una conquista completa degli stessi diritti delle donne. In quest’ottica ha voluto citare l’SB-345, un progetto di legge californiano che consentirà di ridiscutere il salario su basi eque e non sessiste, senza temere di venire licenziati. Ed in ambito politico, considerando le aspirazioni presidenziali americane della Clinton , ha evidenziato un certo scetticismo, proprio perché quel processo di equiparazione pura tra i sessi sembra ancora in divenire e non completo.

La pluripremiata interprete di “Chicago” è nata con il cinema d’autore lavorando con  maestri quali Burton, Scorsese, Lynch. Attrice anticonformista,  si è formata attraverso una famiglia che le ha inoculato l’amore per l’arte  in quanto tale, non quale banale appartenenza allo star system. Una  famiglia che l’ha incoraggiata ad interpretare ruoli in cui si sentiva realmente realizzata e diretta da registi di spessore. La Arquette , in una fase del suo percorso professionale, per sfuggire a proposte  da lei considerate tediose e banali, ha preferito intraprendere una carriera televisiva, con un progetto popolare  che l’ ha resa molto nota anche in Italia, grazie al personaggio di Allison DuBois nella serie televisiva Medium (con ben 3 nomination ai Golden Globe).Tuttora personifica sul piccolo schermo un’agente speciale dell’Fbi che indaga sui crimini informatici in “CSI: Cyber” – essendo peraltro prima donna in assoluto ad essere protagonista centrale nella storia di CSI – confermandosi attrice dal carattere forte  e creativo,  che non sfugge all’impegno ma lo esalta senza perdere la  femminilità.  

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