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Allarme accattonaggio forzato. Schiavi obbligati all’elemosina

ROMA – Li vediamo stendere la mano, spesso nudi sotto i cappotti lerci e strappati, a volte con gli arti amputati o rovinati da fratture subite da bambini e non adeguatamente curate, oppure in preda a tremori che sembrano artificiosi ma testimoniano ugualmente un immenso disagio.

“L’accattonaggio forzato e’ un fenomeno che coinvolge sopratutto donne, minori e persone con disabilita’. Le reti criminali organizzano il lavoro delle persone costrette a chiedere l’elemosina, decidendo luoghi, orari e modalita’, raccogliendo i proventi e mantenendo le vittime in condizione di vulnerabilita’ e soggezione. Nella maggior parte dei casi gli sfruttatori ricorrono all’uso di violenza o minacce per punire o intimorire la vittima che non e’ in grado di raccogliere la quantita’ di denaro richiesta”, denuncia il Coordinamento Nazionale Comunita’ di Accoglienza (CNCA) che ha promosso l’iniziativa europea “Il terzo settore contro l’accattonaggio forzato”, alla quale ha aderito anche la Caritas Italiana, che fa capo alla Cei.

Nell’occasione sono stati presentati i dati di una ricerca sul fenomeno realizzata in cinque paesi: oltre all’Italia, Portogallo, Bulgaria, Polonia e Romania, dai quali emerge che “l’accattonaggio e’ un fenomeno complesso, delicato, che coinvolge soprattutto donne, minori e persone con disabilita’”. Questi nuovi schiavi sono presenti principalmente nelle strade del centro della citta’ (45%), ma – secondo i dati della ricerca riportati da Radio Vaticana – se ne trovano anche nelle altre strade (23,55%), in luoghi di transito (10,74%), o nei pressi di centri commerciali e supermercati (9,5%), luoghi di culto (3,31%), ristoranti e bar (3,31%), centri sanitari (3,1%), mercati (1,24%) e mezzi pubblici (0,21%). Per quanto riguarda le aree geografiche di provenienza, per l’86% dei casi si tratta dell’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania (80 %). In maggioranza sono persone di etnia rom: 42% rom rumeni, 8 rom del Kossovo, 18 rom di altra provenienza, 17 croati). Solo nel 7,63% si tratta di italiani e nel 6,36% di persone di altri continenti.

Come e’ noto la dottrina cattolica raccomanda di dare loro l’elemosina e il Vangelo afferma: “i poveri li avrete sempre con voi”. “Ma non basta solo dare un sostegno materiale, che e’ necessario e essenziale, bisogna conoscere e capire i fenomeni per poi anche elaborare interventi che siano mirati””, spiega Oliviero Forti, responsabile area Immigrazione e Tratta Caritas Italiana. E’ necessario, cioe’, anche “costruire un sistema integrato di assistenza e protezione delle persone vittime di tratta a fini di accattonaggio, ma anche un modello di intervento sociale specifico”. “L’accattonaggio in se’ – afferma Forti – e’ un fenomeno effettivamente molto poco indagato, sul quale si sta aprendo adesso una finestra, e, grazie in particolare al Cnc, abbiamo l’opportunita’ di iniziare ad indagare un fenomeno che e’ sotto gli occhi di tutti, con il quale da sempre siamo abituati, soprattutto nelle grandi citt,a misurarci”. Secondo Forti, “e’ chiaro che c’e’ a questo punto bisogno di un investimento che sia trasversale, perche’ non si tratta piu’ di un fenomeno che riguarda solo particolari categorie o nazionalita’, ne’ solo autoctoni o solo stranieri. Chiaramente sono dinamiche che meritano un investimento maggiore”. “Le cose che non si vogliono affrontare – commenta da parte sua don Armando Zappolini presidente Cnca – si cerca di nasconderle fin quando e’ possibile. Per questo e’ molto efficace il progetto che fornisce dei dati e apre un’attenzione sul problema”. Secondo il sacerdote, “davanti a un fenomeno cosi’ sottostimato purtroppo non ci sono risposte adeguate della politica e neanche della coscienza comune”. “La gente – conclude il presidente di Cnca – non si rende conto della sofferenza che c’e’ dietro a queste facce che si incrociano nelle stazioni o per le strade. Perche’ le cose che non si vogliono risolvere non si guardano, perche’ il giorno che vengono fuori dei dati bisogna poi attivare delle risposte. Davanti a storie di persone vere, fisiche, che esistono davvero, bisogna veramente essere induriti per non creare una reazione, almeno di tentativo di risposta”.

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