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Riforma della scuola? Riformare non è sempre bene

Pochi giorni fa è stata approvata la cosiddetta Buona Scuola. Si tratta di una riforma importante che rivoluziona il mondo della scuola.

In effetti con la nuova legge i presidi saranno investiti di un potere quasi monarchico, potendo scegliere gli insegnanti anche in base a simpatie personali. In compenso, le rappresentanze elette degli studenti e degli insegnanti avranno un ruolo meramente consultivo, i privati (intesi come imprenditori) potranno decidere gran parte della vita scolastica e ci saranno ulteriori sgravi fiscali per chi iscrive il figlio nelle scuole paritarie. Una bella riforma insomma. Serviva proprio un governo di sedicente centro-sinistra per cancellare ogni residuo della scuola pubblica italiana e rendere la formazione una sorta di business per industriali (che investendo nella scuola potranno mettere bocca in cosa si insegna, per “facilitare la comunicazione tra scuola e impresa”) e clero (che gestisce gran parte delle scuole paritarie spesso vendendo diplomi).

Ma suvvia tutto questo pessimismo: saranno assunti addirittura 45 mila precari. Cioè il normale turnover, forse anche qualcosa meno. Tra l’altro l’Unione Europea (non l’Unione Sovietica) aveva intimato all’Italia di assumerne 250 mila e aveva condannato il nostro Paese perché se il fabbisogno di lavoro è fisso non si può utilizzare un contratto precario. Ma il nostro prode Renzi è un leone contro l’Unione Europea, quando c’è da massacrare i lavoratori non guarda in faccia nessuno, nemmeno le autorità che tanto gli piacciono quando invece chiedono di adottare misure draconiane contro lavoratori e pensionati.

Gli studenti hanno già dichiarato la loro contrarietà alla norma e promettono battaglia. Fa sorridere l’episodio di Sesto San Giovanni, in cui la locale sezione del PD ha denunciato minacce da parte degli studenti per lo striscione “Ci vediamo a settembre”. Farebbe sorridere se il PD non fosse il partito che ci governa, un partito che considera minaccioso ogni pensiero contrario a quello del leader e Presidente del Consiglio, in barba alla democrazia che cita nel suo nome.

Sarebbe bello vivere in un Paese in cui il Governo per decidere una riforma della scuola ascoltasse davvero studenti e lavoratori, non con un sondaggio ridicolo su Internet partecipato in proporzione quanto un’assemblea condominiale, non con tweet che mirano a delegittimare chi la pensa diversamente. Sarebbe un Paese migliore, ma non ci sarebbe spazio per chi oggi siede in Parlamento meditando solo come restarci seduto il più a lungo possibile.

Sarebbe bello se il Governo non lasciasse le briciole per l’edilizia scolastica declamandole come immensi stanziamenti, perché le scuole italiane crollano letteralmente a pezzi e necessitano di un piano di investimento serio prima che muoia qualcun altro. Ma si sa che noi siamo il Paese della lacrima di coccodrillo ex post.. Il Paese dove si lasciano crollare le scuole e poi quando crollano si fa la faccina stupita come se fosse stato un capolavoro di ingegneria crollato per un terremoto devastante.

Non possiamo arrenderci a questo stato di cose, ognuno di noi ha la responsabilità nel suo piccolo di mobilitarsi, di portare alla cittadinanza la voce delle giovani generazioni, dei lavoratori della scuola sottopagati e ricattati, perché l’unica cosa su cui Renzi ha ragione è che lo sviluppo di un Paese dipende dalla sua scuola. Appunto per questo la buona scuola va cancellata e riscritta con chi la scuola la conosce, con chi la vive, perché sia un luogo aperto in cui si impari ad essere cittadini e non servi del futuro datore di lavoro.

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