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ROMA – Bisognerà attendere alcune settimane, forse mesi, per vedere quali saranno le reali conseguenze che si ripercuoteranno in Grecia e soprattutto quale prezzo pagheranno i suoi abitanti.

L’accordo che il premier Alexis Tsipras ha firmato è un bagno di sangue. C’è poco da esultare, come fanno certi esponenti politici che si vogliono illudere della bontà delle banche. Tra aumenti dell’Iva e riforma delle pensioni, l’austerity tornerà più invasivo di prima, lo stesso che i greci avevano scongiurato eprimendosi al referendum con un netto “no”.

Cattiva sorte e politici senza coraggio, questa la conclusione della vicenda greca che in qualche modo aveva fatto illudere milioni di persone che questo ordine economico del neoliberismo si potesse rovesciare o per lo meno ridefinire insieme, rimettendo al centro dell’attenzione l’essere umano e non la finanza e gli affari delle banche com’è sempre stato. Ideali troppo ambiziosi? Nient’affatto.

Tsipras l’aveva pensato, ma non ha voluto concludere a testa alta la sua partita politica, ha ceduto davanti ai potenti, tradendo anche il risultato di un referendum che lui stesso aveva fortemente voluto. Inutili le garanzie sul nuovo accordo che impedirà il ritorno della recessione e il collasso del sistema bancario greco.Tsipras si è nuovamente prostrato al cinismo, ad una Germania che, forte della sua economia, ha dettato legge fino all’ultimo minuto in uno scontro serratissimo. Non è un caso che i giornali ellenici di oggi richiamano alla memoria perfino la seconda guerra mondiale e l’umiliazione imposta ad Atene, ricattata da Schaeuble che ne voleva imporre l’uscita dall’Euro. 

“I tedeschi stanno tornando, non con la forza delle armi, ma con quella dell’economia” titola oggi un quotidiano greco.  E non è tutto. Oggi con il rientro di Tsipras si prospettano nuovi scenari. Dovrà infatti convincere il Parlamento ad accettare una proposta che trasuda sacrifici di lacrime e sangue, molto più dura di quella a cui dissero no il 5 luglio i greci.Deve vedersela con il suo popolo, i cui entusiasmi si sono spenti improvvisamente, tra l’altro in un frangente socio economico già compromesso. 

In un contesto così delicato è probabile siano stravolti anche gli equilibri interni al governo. Insomma, questo salvataggio in extremis ristabilisce la troika e mantiene il Paese nello stato di una vera e propria colonia del debito guidata dalla Germania con la complicità dell’Eurogruppo.  

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