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Grecia. Il parlamento vota, L’FMI, dubbi sull’accordo

ATENE – Sarà una giornata calda, quella di Atene, dove il parlamento è chiamato a votare entro stasera un primo pacchetto di misure di austerity richieste dai creditori internazionali.

Una scelta dura che vede il partito di maggioranza spaccato in due. Tuttavia per il premier greco Alexis Tsipras il voto sulla fine degli  sgravi fiscali alle isole, sull’aumento dell’Iva dal 13 al 23%, sullo stop alle baby pensioni dal 2022, sarà allo stesso tempo la cartina tornasole per la tenuta della maggioranza governativa: le dichiarazioni delle ultime ore hanno segnalato sino a 40, possibili defezioni. Compresa quella dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufaskis che ieri ha descritto l’accordo accettato da Tsipras come il golpe dei colonnelli. Un altro colpo è arrivato nella notte dal Fondo Monetario Internazionale, che in un documento riservato ottenuto dal Financial Times avverte le autorità europee che la Grecia ha bisogno di una seria ristrutturazione del debito, altrimenti questo schizzerà nei prossimi due anni al 200% del Pil e diventerà definitivamente ingestibile. Una bocciatura in pratica del patto tra leader dell’eurozona e governo greco, che rischia di rendere ancora più difficoltoso il voto dell’assemblea di Atene.

Ieri sera il capo del governo greco si è assunto la responsabilità di avere accettato condizioni molto dure ed ha accusato, ma senza toni bellicosi, i colleghi europei di aver cercato una vendetta ancora prima di un’intesa.”Non scappo e mi assumo la responsabilità di un accordo che ho firmato per evitare il disastro – ha detto Tsipras in un’intervista alla televisione di Stato – le azioni precedenti non sono cambiate dopo il referendum. Dobbiamo essere onesti su questo. Ma abbiamo ottenuto un periodo di finanziamento più lungo e un impegno sul debito. Quando ho deciso per il referendum ero convinto che gli europei ci avrebbero dato del tempo e sono stati un po vendicativi con noi”.

Le opposizioni faranno la differenza

Le misure all’esame oggi dell’assemblea greca dovrebbero passare grazie all’appoggio dell’opposizione filo-europeista: i conservatori di Nea Demokratia, i centristi di To Potami, il Pasok. Le tre formazioni assieme dispongono infatti di 106 seggi e permetteranno a Tsipras – partito dopo le elezioni con 149 deputati  – di far passare le riforme, indipendentemente dalla fronda in seno a Syriza. Ma per il movimento di sinistra che alle scorse elezioni ha vinto 149 seggi su 300, si prospetta una scissione. E per Tsipra la scelta tra elezioni anticipate e governo di salvezza nazionale con l’opposizione.Un sondaggio pubblicato ieri in tarda serata, realizzato da Kapa Research, mostra che il 72% dei greci è comunque convinto che il patto accettato da Tsipras fosse inevitabile. La maggioranza punta il dito contro l’Europa per le “”durissime misure”” imposte. Dando ragione al premier, che però ammette che la strada davanti al suo governo e al suo Paese è punteggiata di incognite. “”la grande maggioranza del popolo greco”” appoggerà l’accordo, ha detto Tsipras. Tuttavia, ha aggiunto, “”non posso dire con certezza”” se questo sarà sufficiente.

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