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Diritti, cara Cancelliera Merkel, non compassione

ROMA – Se qualcuno coltivava l’idea che il web fosse un luogo impenetrabile ai sentimenti che provano gli esseri umani, dinnanzi alle reazioni indignate delle ultime ore rispetto al comportamento della signora Cancelliera Merkel deve immediatamente ricredersi. 

Non sono bastate le lacrime ed in singhiozzi di una bambina palestinese a scalfire anche minimamente il cuore o l’anima della Cancelliera che con una freddezza ineguagliabile ha ricordato a Reem, una bimba proveniente da un campo profughi in Libano e residente da quattro anni in Germania, che la legge tedesca non fa sconti a nessuno e che non c’è qualcuno che ti riconosce dei diritti allora non vali nulla e non sei nessuno. Il messaggio che c’è dietro questo evento è davvero terrificante e, oltre a rafforzare tutti i luoghi comuni sulla cultura tedesca, diffonde un segnale prettamente diseducativo nei confronti delle giovani generazioni.  
 
Reem parla perfettamente tedesco, ha ottimi risultati a scuola ed è una ragazzina brillante che ha sofferto le pene dell’inferno senza perdere l’entusiasmo per la vita, ma non ha diritto di poter mettere le radici nei luoghi in cui può esprimere al meglio le sue potenzialità.  Forse la Camcelliera non si rende conto che quattro anni nel vota dei bambini o degli adolescenti hanno una vale a determinante nella formazione della loro identità della loro personalità, della visione del mondo e possono incidere Talvolta in modo indelebile sul loro equilibrio psico-fisico. Il trauma del rifiuto o dell’abbandono su una ragazzina di quell’eta che ha già vissuto l’orrore di un campo profughi non può essere ignorata da nessuno tanto meno da arte di chi esercitando un potere nelle istituzioni lo fa ricadere sulla vita di tante altre persone condizionandola. Un gesto imperdonabile da parte di chi, oltretutto, dinnanzi alla vicenda drammatica del popolo greco affamato ed impaurito è in prima linea nella ricerca di una strategia europea. E se noi siamo tutti cittadini europei avendo anche stampate sul nostro passaporto le stelle che me rappresentano gli  Stati, siamo tutti chiamati ad un senso di responsabilità verso Reem ed i suoi sogni, le sue aspirazioni, la sua tenacia e la Forza con cui ha ricercato nel corso di questi anni una vita migliore sui libri di scuola. Non preveder un meccanismo premiale nei suoi confronti è un crimine contro l’umanità e allontana sempre di più i cittadini dalle istituzioni o le politiche europee percepite come gabelliere senza scrupoli. 
Nessuno chiede di non rispettare la legge, ma di modificarla si creando una legislazione europea e armonizzando quelle nazionali che siano in grado di fare rispettare quei diritti fondamentali dei minori e di non vincolarli sempre e comunque a quelli dei loro genitori o adulti di riferimento, ma di ribaltare la prospettiva riconoscendo la sacrosanta autonomia giuridica che nella Dichiarazione universale del fanciullo li ha resi soggetto di diritto. 
 
Non dunque negare i diritti I minori perché questi non spettano ai loro genitori, ma al contrario, laddove il supremo interesse degli stessi venga  riconosciuto anche da un organo giurisdizionale per esempio, legarne l’estendibilità anche ai suoi genitori. Una vera rivoluzione del pensiero politico prima che giuridico che darebbe ai minori come Reem non la richiesta di un atto di clemenza o di commozione da parte di chi rivendica la supremazia della legge tedesca, ma l’affermazione di uno statuto giuridici, personale, inviolabile è riconosciuto da tutti

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