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VENEZIA  –  Va a Ermanno Olmi il Premio Bianchi 2015 dei Giornalisti Cinematografici Italiani. E’ il riconoscimento ad una carriera dedicata con rigore, coerenza, semplicità e grande passione, che il Sindacato annuncia, con un doppio omaggio al Maestro che proprio oggi festeggia il compleanno.

Olmi, sottolinea il Sindacato, è il regista che più ha saputo raccontare i valori autentici ed essenziali di una poetica che è lezione di vita oltreché di grande cinema anche per gli spettatori delle nuove generazioni.  

«Lo amiamo quest’anno per il suo sguardo sulla pace, cent’anni dopo una guerra che ancora brucia» dice Laura Delli Colli a nome del Direttivo «ma anche per le suggestioni dell’ultimo piccolo film che ci ha regalato, in corto, per l’EXPO, sulla grande bellezza di un Paese meraviglioso nonostante le sue contraddizioni anche ambientali. Olmi continua ad essere, del resto, il poeta del cinema che più arriva al cuore dei suoi spettatori, oltreché alla gioia degli occhi di chi gode della sua semplicità unica» 

ERMANNO OLMI

Nato da una famiglia semplice e profondamente cattolica nella provincia di Bergamo, Olmi è il ‘regista delle piccole cose’ attento da sempre alla vita quotidiana con un ineguagliabile semplicità anche nel racconto delle grandi vicende del mondo e della Storia. Ricordando i primi titoli del suo percorso- Il posto e I fidanzati (1963)- con E venne un uomo (1965) interpretato da Rod Steiger, esattamente mezzo secolo fa ha conquistato l’attenzione del grande pubblico raccontando Papa Giovanni XXIII. Il suo capolavoro è L’albero degli zoccoli (1977), storia di cinque famiglie contadine in una cascina vicino a Bergamo, alla fine del secolo scorso, Palma d’Oro e Premio Ecumenico al Festival di Cannes, il César per il miglior film straniero, i Nastri d’Argento per la miglior fotografia, regia, sceneggiatura e soggetto originale. Del 1982 è Cammina cammina.  Ha poi diretto Lunga vita alla signora (1987), La leggenda del santo bevitore, tratto dall’omonimo racconto di Joseph Roth, con Rutger Hauer Il segreto del bosco vecchio (1993) con Paolo Villaggio. Il mestiere delle armi (2001), biografia di Giovanni delle Bande Nere con la quale ha vinto quattro David di Donatello (miglior regia, film, produzione e sceneggiatura). E, ancora Cantando dietro i paraventi (2003) conquista il Nastro d’Argento per il miglior soggetto, poi Tickets (realizzato con Kiarostami e Loach), Centochiodi del 2007, con Raz Degan nella parte di un intellettuale che perde la fede. Ha avuto a Venezia il Leone d’Oro alla Carriera, consegnato da Adriano Celentano e alla Mostra è tornato con Il villaggio di cartone. Rupi del vino, Terramadre e quest’anno Il Paese che ci ospita sono tre titoli con i quali è tornato all’amore per il cinema del reale. Torneranno i prati, quest’anno, con i figli Elisabetta e Fabio, accanto, in una preziosa joint venture familiar-professionale il film del grande ritorno, a lungo insperato, sul set, nonostante la sofferenza di una grave malattia che lo ha tenuto a lungo lontano, inevitabilmente, anche dal mondo dei grandi festival

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