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Sindacato in crisi? Sempre meno iscritti tra giovani e precari

ROMA – Le statistiche questa volta hanno portato lo scompiglio ai piani alti della CGIL. In sei pagine di tabelle fitte, divise per territori e categorie, nel settore “area organizzazione” c’è un numero che ha fatto venire i brividi ai piani alti della maggiore organizzazione sindacale italiana.

Secondo un documento diffuso alla fine dello scorso anno, il sindacato “rosso” ha 723,969 iscritti di meno dell’anno precedente, 2013. E d’accordo che  la Confederazione di Corso Italia poteva contare comunque su 5,6 milioni di tessere – si tratta quindi di una perdita del 13 per cento – ma quel numero, per rendere almeno l’idea, è quasi quanto gli abitanti della provincia di Genova, per provare soltanto a fare un esempio. Un’emorragia che preoccupa i massimi dirigenti del sindacato, non solo di quello investito direttamente ma anche della Confederazione perché dimostra lo strapotere della categoria dei pensionati.

Al primo luglio di quest’anno, i lavoratori attivi sono 2.185.835 di fronte a 2.644.835 tesserati alla categoria dello SPI, cioè dei pensionati. Ed è ovvio che nel complicatissimo gioco di equilibri finisca per prevalere una visione più ancorata al passato, e questo dipende anzitutto dalle ragioni anagrafiche. Ma il bacino finora sicuro dei pensionati si sta a sua volta assottigliando: nel giugno 2013, i tesserati over 50 e 60 erano 2.728.376 e qui c’entrerebbero molto la “riforma Fornero” che ha rimandato la pensione a centinaia di migliaia di persone. Va aggiunto anche che il dato  reale dell’INPS sui pensionati  di CGIL, CISL e UIL nel 2015 segnala una differenza di quasi un milione di iscritti in meno rispetto all’anno precedente.

Altro capitolo poco piacevole è costituito dal NIDIL che dovrebbe rappresentare tutti gli atipici, quindi il fronte più ampio di espansione. Ebbene, sempre quest’anno, questo settore ha nel 2015 il 48,8 per cento in meno di iscritti. Il commercio, la Filmcams:-24 per cento. Gli edili, la FILLEA:-21 per cento. Il ramo dell’agricoltura, la Fiai: – 20,6 per cento. Le tute blu della FIOM: 12,5 per cento con le battaglie a viso aperto di questi ultimi anni che, controindicazione, hanno portato i 12mila  del gruppo FIAT a poco più di 2mila. E poi  i disoccupati   sugli oltre cinque milioni di iscritti, nel 2014 erano  15.362 i senza lavoro e oggi  sono 8mila.

E ne esce fuori, per il movimento sindacale,  un quadro a tinte fosche: incapacità di entrare in contatto con i più giovani, gli stessi piagati dalla miriade di contratti precari.

Anche per queste ragioni la CGIL ha deciso di indire per il 17 e il 18 settembre 2015 prossimi una “Conferenza di organizzazione” a Roma. Su quattro temi fondamentali che sono “contrattazione inclusiva”, “democrazia e partecipazione”,”territorio e studio” ,”profilo identitario e formazione sindacale”. Una sorta insomma di inchiesta sui giovani in cerca di lavoro e presa d’atto dei mutamenti profondi che hanno investito il mondo negli ultimi anni mesi e settimane. “La sfida vera – ha detto Nino Baseotto, membro della segreteria della CGIL che si occupa dell’organizzazione – è cambiare paradigma: da 20 anni si parla di flessibilità e deregolamentazione per creare lavoro. E’ vero il contrario. Servono semmai investimenti pubblici.

Occorre per la CGIL accorpare alcune categorie e coinvolgere maggiormente i delegati nella vita medesima dell’organizzazione. Più lavoratori insomma e meno apparato sindacale. Bisogna capire quando entrerà in vigore l’accordo sulla rappresentanza firmato dalle tre organizzazioni sindacali. Entro giugno l’INPS doveva inviare ai sindacati il numero esatto delle trattenute in busta paga, metodo infallibile per pesare le varie sigle in sede di contrattazione ma le aziende, non essendo obbligate a farlo, non hanno mandato i dati all’INPS e soltanto 5mila imprese hanno risposto alla richiesta.

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