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Casamonica. Oggi relazione del prefetto. M5S, Renzi assente ingiustificato

ROMA – Il prefetto di Roma Franco Gabrielli si dice pronto a consegnare entro oggi la relazione, in merito ai funerali di Vittorio Casamonica, al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Gabrielli ieri  aveva chiesto chiarimenti sulla vicenda ai carabinieri, alla questura di Roma e ai vigili proprio per preparare  la relazione da inviare al Viminale.

Enac sospende licenza all’elicotterista

Nel frattempo è stato individuato l’elicotterista che ha sparso i petali di rose rosse sorvolando a bassa quota la zona dove si svolgevano i funerali. Si tratterebbe, come riporta oggi un quotidiano nazionale, di un ex pilota Alitalia originario di Terzigno, in provincia di Napoli. Attualmente l’Enac gli ha sospeso, in via cautelativa la licenza poiché, spiega, l’elicotterista non era autorizzato «al volo o al sorvolo» della Capitale né tantomeno a «spargere sostanze» da lassù. L’Enac, finita nel mirino, ha quindi cercato di ricostruire la vicenda. Secondo l’ente il volo sarebbe stato effettuato da un privato partito da Terzigno con destinazione l’elisuperficie Romanina, utilizzando un elicottero monomotore R22. Sempre secondo l’Enac l’elicottero avrebbe sorvolato la città a una quota inferiore alla minima, inoltre  il lancio di materiale da bordo è proibito a meno di specifica autorizzazione che in questo caso invece non c’era.

Saviano, una parrocchia da commissariare

Roberto Saviano ha parlato di “parrocchia da commissariare” facendo riferimento alla chiesa di Don Bosco.”La stessa chiesa che ha spalancato le porte al clan Casamonica le ha chiuse invece a Welby. Il sacerdote – dice Saviano –  avrebbe dovuto rifiutarsi di celebrare il funerale quando si è trovato di fronte ad un teatro del genere. La scomunica di papa Francesco – osserva Saviano – non è contro l’uomo, non si rivolge all’individuo. È all’assassinio, all’estorsione, alla tangente, alla corruzione quindi alla prassi mafiosa. Ieri quel funerale è apparso come pura prassi mafiosa. L’assoluzione che doveva andare all’uomo è stata estesa, di fatto, al suo sistema di potere criminale”. Ed è sempre Saviano a parlare dell’esistenza di un  “anti-Stato criminale in grado di portare soldi, e molti, ai capi ma anche diffusione di benessere e controllo del territorio”.

Pennisi, arcivescovo di Monreale, “sono disgustato”

“Sono rimasto disgustato”, così ha commentato Monsignor Michele Pennisi su Famiglia Cristiana. Pennisi, che ha vissuto per anni sotto scorta a causa delle minacce, come vescovo di Piazza Armerina e che aveva avuto il coraggio di proibire il funerale pubblico di un boss di Gela, si dice “negativamente colpito dagli striscioni appesi alla facciata della Chiesa in cui il defunto veniva rappresentato come un papa con tanto di croce pettorale e come un re che dopo aver spadroneggiato nella capitale doveva regnare in cielo. Erano necessari più vigilanza e coordinamento tra pubblici poteri e parrocchia”. Ma il  disgusto di Pennisi nasce essenzialmente per il fatto che un funerale si sia trasformato in una sceneggiata “con lo scopo non tanto d’invocare la misericordia di Dio su un uomo, che aveva tanti peccati da farsi perdonare, ma quello di esaltare un capo di un clan di stampo mafioso”.

Il vescovo ausiliare Roma est, monsignor Giuseppe Marciante, invece parlando ad Avvenire, ha voluto rimarcare come il Vicariato non fosse stato avvertito, scaricando la responsabilità sul parroco di Don Bosco, che tuttavia non sapeva che dietro ci sarebbe stata quella propaganda mafiosa, e che  anzi sottolinea: “Ma se era così fuori norma perché mai era a piede libero Casamonica? Hanno aspettato la sua morte sperando che lo “arrestasse” il parroco? 

“Avessimo saputo prima, non avremmo mai celebrato quel funerale”, ha concluso Marciante.

M5S, Renzi dov’è?

A scagliarsi contro il premier Matteo Renzi è invece il M5S. Gianluca Castaldi, capogruppo M5S al Senato, su Facebook attacca il Pd e in particolare l’assenza anche solo mediatica del premier. “Un Matteo per i selfie (Renzi) e uno per le figuracce (Orfini)! Nel Pd hanno tutto”. Castaldi punta il dito su Renzi e citando Ennio Flaiano scrive: “Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore”. Non credo che tutti gli italiani siano così, ma Renzi sicuramente sì: corre quando deve intestarsi la vittoria delle nostre bravissime pallavoliste (manco le avesse allenate lui), corre quando deve farsi accogliere da bambini che gli intonano dei cori in stile giovani balilla, corre a twittare quando spuntano dei dati economici (apparentemente) positivi”. “Quando c”è una situazione positiva, Renzi gonfia il petto, tira la pancia in dentro (per quanto gli è possibile) e salta sul palcoscenico. Quando invece Alfano ci fa fare figuracce  internazionali; quando i Casamonica fanno sfoggio del loro potere con funerali in stile ”Il Padrino”; quando i dati economici (apparentemente) positivi vengono smentiti dall”Istat; quando ogni mese il debito pubblico e la disoccupazione battono un nuovo record; quando c’è da arrestare un senatore degli amichetti di Ncd, allora Renzi corre, ma a farsi un viaggetto all’estero. E su Twitter tace”. Quando c’è una figuraccia da mandare giù, la faccia di Renzi sparisce: e pensare che sarebbe perfetta” conclude il pentastellato.

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