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Venezia 72. “Non essere cattivo”, fuori concorso, provoca e sorprende

LIDO DI VENEZIA (nostra inviata) Anni ’90, la generazione della disco music, non si buca più. I nuovi tossici si sballano con la cocaina e le pasticche. Non si riconoscono dai lividi sulle braccia ma dagli occhi sbarrati.

Il nome di Claudio Caligari torna al Festival del Cinema di Venezia con un’altra storia di amore drogato. Non essere cattivo è il film postumo del regista scomparso il 26 maggio scorso, a 67 anni, subito dopo aver concluso le riprese. 

Dopo il successo di Amore Tossico (1983) e l’Odore della notte (1998) questo terzo lungometraggio è finalmente realtà grazie all’impegno di Valerio Mastandrea. Calatosi per l’occasione nei panni di produttore, l’anno scorso aveva diffuso un video appello idealmente destinato a Martin Scorzese per sottrarre Claudio Caligari all’oblio a cui lo aveva condannato il sistema cinematografico italiano.

Luca Marinelli e Alessandro Borghi interpretano Cesare e Vittorio, ragazzi allo sbando che passano le giornate sulla spiaggia di Ostia, tra macchine potenti, alcool e spaccio. Con il tempo, Vittorio decide di mettere la testa a posto e provare a cercare un lavoro. Incontra una ragazza, Linda (Roberta Mattei) e inizia ad allontanarsi dalla strada. Anche Cesare cerca di redimersi con l’aiuto di Viviana (Silvia D’Amico) ma fallisce e sprofonda inesorabilmente. 

Non essere cattivo è la conclusione ideale di una trilogia che nell’immaginario di Caligari comprendeva un’opera sua solo di ispirazione, Accattone di Pier Paolo Pasolini (dove Vittorio era il nome del protagonista), e Amore tossico (dove Cesare era il nome del protagonista).

Nel 1983 Caligari aveva folgorato il pubblico con Amore Tossico. La pellicola sulla dipendenza dall’eroina, presentata alla Mostra del Cinema e interpretata da attori non professionisti, divenne subito di culto. Quindici anni dopo, il regista aveva confermato il suo talento con L’odore della notte, che aveva tra i protagonisti proprio Valerio Mastandrea.

L’intento di Caligari, è ancora una volta quello di rappresentare una generazione al bivio. La scelta è tra una vita di lavoro spesso frustrante e i soldi facili dello spaccio a cui si accompagna però l’autodistruzione.

Davanti alle mille storie di personaggini borghesi e piccolo borghesi più o meno in crisi, ai loro piccoli mondi e nostalgie, i cattivi ragazzi di Non essere cattivo irrompono con forza. Il film provoca e sorprende. Il grande merito del copione che lo stesso regista ha firmato con Francesca Serafini e Giordano Meacci, oltre a quello di usare una lingua viva e credibile, è l’andare in controtendenza e sgonfiare quasi sempre le situazioni che sembrano destinate a esiti scontati. In quanto ultimo tassello di un percorso, nonostante non rinunci alle immagini crude e ai toni duri, Caligari apre alla speranza. La redenzione è possibile. La morale borghese prevale sui valori di borgata.

Proiettato stasera in anteprima a Venezia 72, nella sezione fuori concorso, il film arriva domani nelle sale. Di Non essere cattivo già si dice che avrebbe meritato la competizione ufficiale. 

Non essere cattivo – Trailer

 

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