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ROMA – La risposta dei leader europei alla crisi dei rifugiati in espansione è stata incoerente e priva di leadership, coraggio e compassione, ha dichiarato Amnesty International lanciando la propria Agenda per l’Europa, alla vigilia dell’annuncio della Commissione europea sulle nuove proposte per affrontare la crisi. 

Il documento “Un’Unione di protezione: l’Agenda di Amnesty International per la protezione dei rifugiati in Europa” illustra i cambiamenti urgentemente necessari nell’approccio dell’Europa all’intensificarsi della crisi dei rifugiati, in vista della riunione di emergenza del Consiglio di Giustizia e Affari interni che si terrà a Bruxelles lunedì 14 settembre. 

“Il livello di sofferenza che affrontano i rifugiati in fuga da violenza e violazioni dei diritti umani ha raggiunto un livello mai visto in Europa dalla Seconda guerra mondiale”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale.  “La risposta alla crisi dei rifugiati in Europa è stata frammentaria e incoerente nel momento in cui la necessità di una leadership lungimirante e una riforma radicale del sistema di asilo al collasso dell’Europa non è mai stata così grande.”

Amnesty International chiede di adottare un approccio strategico a livello europeo al fine di garantire un aumento di percorsi sicuri e legali per i rifugiati in fuga da persecuzioni e conflitti. Vi è un urgente bisogno di condizioni di accoglienza adeguate e umane all’arrivo, procedure di asilo snelle e stati che condividano equamente la responsabilità di accogliere i rifugiati.”Nei prossimi giorni l’Europa avrà un’importante occasione per ritrovare se stessa e la propria identità, fondata sulla solidarietà e sui diritti umani. Ma perché ciò accada dovrà affrontare con molto più coraggio di ora una crisi di portata epocale, qual è quella attuale dei rifugiati in fuga. Amnesty International Italia continuerà a chiedere un cambiamento radicale di atteggiamento – in ogni modo e in ogni possibile occasione. Venerdì 11 settembre invitiamo tutti a partecipare con noi alla ‘Marcia delle donne e degli uomini scalzi’, che sfilerà in molte città italiane, affinché la difesa della vita umana sia sempre messa al primo posto”. – ha esortato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. 

Quasi 2.800 persone hanno già perso la vita finora quest’anno nel tentativo di cercare sicurezza in Europa. Sono state necessarie le immagini scioccanti di questi incidenti per smuovere dalla noncuranza alcuni leader europei che ora fanno marcia indietro e aumentano le offerte di posti di reinsediamento.  Le scene disperate in Ungheria e Grecia hanno dimostrato che le difficoltà dei rifugiati e dei richiedenti asilo sono lungi dall’essere terminate anche quando raggiungono l’Unione europea (Ue).  Il personale di Amnesty International ha recentemente testimoniato le spaventose condizioni di accoglienza e l’attacco fisico da parte di un gruppo di teppisti ai danni di rifugiati e degli attivisti che li sostengono, sull’isola greca di Kos.

I ricercatori di Amnesty International hanno denunciato anche dall’Ungheria, dove hanno incontrato persone che sono state detenute senza cibo né acqua e altre costrette a dormire all’aperto.  L’Agenda di Amnesty International per la protezione dei rifugiati in Europa elenca i problemi che devono essere affrontati e le azioni urgenti e coordinate che devono essere prese.  

I leader europei devono con urgenza:

Per una soluzione più sostenibile, i leader europei devono fornire percorsi più sicuri e legali nell’Ue per evitare le morti sulle rotte pericolose e concordare un sistema di asilo comune con uguali diritti e un programma di assistenza in tutta l’Ue.

Amnesty International stima che nei prossimi due anni saranno necessari 1.380.000 posti per il reinsediamento dei rifugiati più vulnerabili in tutto il mondo. L’organizzazione chiama a raccolta gli stati membri dell’Ue per offrirne almeno 300.000 in questo periodo, sia attraverso programmi nazionali sia un programma obbligatorio istituito dall’Ue.  “C’è una crisi globale dei rifugiati, non è solo una crisi europea. I leader dell’Ue non possono ignorarlo o voltare le spalle alle tragiche conseguenze. Dopo mesi a tergiversare, ora devono finalmente stabilire una risposta coordinata all’emergenza e revisionare dalle fondamenta il fallimentare sistema di asilo”.

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