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Riforme. Dopo la spaccatura, Renzi convoca per lunedì la direzione Pd

ROMA – Resta alta la tensione nel Pd, dopo la spaccatura di ieri, in cui la minoranza dem ha lasciato il tavolo che doveva servire a trovare un’intesa prima della prossima votazione a Palazzo Madama.

Il premier Matteo Renzi ha convocato intanto per lunedì prossimo la direzione del Pd. Al centro della discussione i dissensi del partito sulla riforma costituzionale. La sinistra del Pd infatti continua a chiedere l’elezione diretta dei nuovi senatori mentre Renzi è per l’elezione indiretta. Renzi, dunque, vorrebbe il voto del partito sul ddl Boschi prima di andare in aula. Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, dal canto suo,  ha minimizzato lo strappo interno al partito di ieri, dopo le affermazioni dell’esponente della minoranza del Pd Doris Lo Moro, che ha abbandonato la riunione sulle riforme, e si dice ottimista. 

Intanto i vertici dem puntano ancora a un accordo con la minoranza del partito. La presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, è infatti convinta “che ci siano le condizioni” per “arrivare a un testo ampiamente condiviso”, e spiega:“Io credo che sia necessario portare a compimento, in tempi certi e rapidi, dopo la prima lettura della Camera e del Senato e dopo 30 anni di discussioni, il percorso della riforma costituzionale. Resto convinta che ci siano le condizioni politiche e tecniche, anche sulla scorta del regolamento, per arrivare ad un testo ampiamente condiviso nel mio partito e nell’aula del Senato”. 

Il senatore della minoranza del Partito Democratico, Miguel Gotor dice che “la direzione Pd non può vincolare il voto”. Se si andasse in aula con le riforme martedì prossimo (è l’ipotesi su cui deciderà la capigruppo oggi pomeriggio), il giorno prima in direzione la discussione tra i Democratici potrebbe concludersi con un voto sull’intero ddl e in particolare sulla magna quaestio dell’elettività del nuovo Senato. In direzione sono infatti previste “deliberazioni”. “Io non faccio parte della direzione – premette Gotor – non conosco e non mi interessano gli equilibri politici che vigono al suo interno, ma soprattutto condivido la posizione che lo stesso presidente del consiglio Renzi ha espresso di fronte a 115 persone, quando ha detto al gruppo che sulla materia costituzionale non si può immaginare un vincolo di natura fiduciaria. Siamo liberi. E’ stato lui stesso a dirlo e io concordo. E’ un passaggio che esige libertà di coscienza politica”.

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