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3. Pensieri d’autore (Prima parte)

La stessa sera della festa a casa di Lucia, un gruppo di ragazzi aveva fatto una rapina nel bar del centro dove Sil per qualche tempo aveva dovuto lavorare. “Che bella notizia” pensava, “… finalmente un po’ di giustizia divina”.

Si perché, se uno non vuole essere sfruttato e non sfruttare non può? No, non può. Il sistema economico capitalista e la sua democrazia totalitaria avevano in realtà reso l’individuo un semplice ingranaggio di un meccanismo che oramai si autogovernava nella schiavitù della massa e nella scomparsa della soggettività. Questi erano i pensieri di Sil. Non era un senza tetto qualsiasi, era un pensatore lui, un filosofo! Quanti rincoglioniti gli giravano attorno, illuminati dalla luce del progresso, dal dovere di essere un padre, una madre per poi ricostituire il meccanismo che con la loro sterilità sarebbe morto. Non pensavano forse che la loro fosse una vita misera, senza nemmeno la speranza di una felicità autentica che gli era stata rubata da quel sistema politico economico, scientifico e tecnico che oramai dominava le coscienze e il mondo degli oggetti? Non pensavano forse che stando al lavoro contando i loro numeri intanto non avrebbero potuto pensare alla loro felicità e alla loro libertà? “Il lavoro rende liberi” era scritto da qualche parte dove un sistema totalitario commetteva uno dei tanti genocidi che tutt’ora continuano ad esistere. Ma i coetanei di Sil non pensavano a niente, il loro pensiero era vuoto come i loro discorsi. Il calcio, le feste, le droghe, le donne, il lavoro, la macchina, il cellulare, il computer, tutto quello che poteva aiutare l’individuo a non pensare era proprio ciò che si trovava con facilità in qualsiasi posto, a parte il lavoro. Chiaro perché il lavoro ora era diventato un lusso. Era il grande passo per umiliare e addomesticare tutte le coscienze soprattutto quelle con meno risorse, e con meno conoscenze mafiose. Se non trovi lavoro e devi mangiare, o rubi, e questo era il grande passo che a Sil sarebbe piaciuto fare ma che non riusciva ad iniziare a causa dell’educazione impostagli dal sistema a scuola, oppure ti umili, metti da parte tutte le tue idee di giustizia e uguaglianza ed entri a far parte della schiavitù globale la quale poi penserà a darti il colpo finale. Basti pensare che Sil aveva anche fatto tutto il suo percorso che per il sistema era considerato “giusto”, era ancora incensurato e qualche volta cercava anche del lavoro. Ma niente, tutto portava ad odiare il prossimo e a rubare. Purtroppo ancora non ci riusciva. Aveva conosciuto più di una persona che gli aveva confidato che sarebbe stata meglio in carcere e che la vita fuori era insopportabile; gente di sessant’anni. La cosa peggiore era che oramai la realtà andava cambiando a causa di un sistema tecnicista totalizzante che ha la possibilità di modificare il tempo e lo spazio. Sil non sapeva più dove fosse, in che tipo di realtà stesse vivendo. Tutto doveva essere fatto in internet, come il cercare lavoro, la vacanza, la ragazza, il ragazzo, il trasporto, il cinema ….. Tutto dipendeva da quello che conteneva uno schermo. Le relazioni umane quasi non esistevano più o meglio c’erano ma erano relazioni prettamente commerciali. Il consumo, il vendere e il comprare avevano totale potere su ogni cosa. La gente poi che studiava era ancora peggio. Quello che si poteva considerare il potere pensante e critico di una società malata e in via di estinzione ne diventava il prodotto. I professori universitari erano dei bambini viziati che correvano dietro alle fanciulle studentesse; per Sil erano dei pedofili. Non sapevano nulla al di fuori del proprio campo e molte volte per simulare la loro ignoranza anche nel proprio ambito di conoscimento cercavano di umiliare l’alunno perché non si azzardasse a fare loro delle domande in eccesso. Il prodotto culturale, la omogeneizzazione del pensiero, l’eliminazione della critica erano il grande risultato di un sistema economico totalitarista che non lasciava respirare e vivere le poche teste pensanti e rivoluzionarie come Sil. Avendo appuntato tutti questi suoi pensieri sulla sua agenda di cuoio, chiamò Tebra e i due si diressero al parco per prendere un po’ di aria. 

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