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Furti di medicinali negli ospedali. Solo 3 nosocomi sono sicuri su 21

Sifo presenta le linee guida per la sicurezza Al congresso di Catania i risultati del progetto Padlock

ROMA – Solo tre farmacie ospedaliere, su 21 esaminate, sono sicure. Altre 12 hanno lacune che andrebbero colmate e sei sono totalmente inadeguate dal punto di vista della sicurezza. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata dall’area logistica e innovazione Sifo (Società italiana farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali) nell’ambito del progetto Padlock, avviato nei primi mesi del 2014 con il contributo incondizionato di Roche per mettere un freno al fenomeno dei furti di farmaci, promuovere la prevenzione del fenomeno e la messa in sicurezza delle farmacie ospedaliere.

Il progetto ha preso il via l’anno scorso sulla base delle rilevazioni del fenomeno: un ospedale su 10 subisce un furto ingente, con un danno medio di 250.000 euro, e solo nei primi cinque mesi del 2014 ci sono stati 37 ‘colpi’, a fronte di 68 casi registrati tra il 2006 e il 2013. In testa, tra i farmaci più ‘ambiti’, ci sono gli antitumorali, rubati in 52 casi tra il 2006 e il maggio 2014 per un totale di quasi 11 milioni di euro.

Il progetto Padlock ha analizzato i sistemi di prevenzione delle farmacie ospedaliere, mettendo a punto un’analisi dei rischi realizzata con l’ausilio della Scuola Superiore Sant’Anna e di Logplus srl. I risultati di questo studio, che ha preso in esame 21 farmacie ospedaliere di differenti dimensioni (un campione di piccole, medie e grandi), dimostrano che per fermare i furti è necessario implementare a monte la sicurezza delle strutture, incentivando per quanto possibile la centralizzazione delle scorte. Ma anche e soprattutto potenziando le misure di sicurezza per proteggere meglio i farmaci e migliorando le procedure di attivazione dell’allarme e di gestione dell’emergenza. Per valutare i ‘punti deboli’ delle strutture si è proceduto in questo modo: ad ogni struttura è stata assegnata una classe di rischio, valutando il rispetto di alcuni parametri, come per esempio la presenza di telecamere o sensori, il controllo degli accessi e le procedure di emergenza. In conclusione, risulta che solo 3 farmacie ospedaliere su 21 sono mediamente sicure. La maggioranza non raggiunge la sufficienza (dodici strutture) e in altre sei la situazione è ancora più critica: vengono classificate infatti come gravemente inadeguate. Il primo approccio verso la soluzione a tutto ciò è contenuto nelle Linee guida per la farmacia ospedaliera, che verranno presentate al congresso nazionale Sifo, in programma a Catania dal 22 al 25 ottobre.

“I farmacisti della Sifo sono impegnati a contrastare i crimini farmaceutici”, spiega Marcello Pani, responsabile Area logistica e innovazione Sifo e referente del progetto Padlock. “La pubblicazione di un decalogo Nas-Sifo per la prevenzione e la gestione dei furti di farmaci nei servizi farmaceutici e territoriali- prosegue-, la collaborazione con Aifa per la condivisione delle segnalazioni relative ai furti con il monitoraggio di tutti i dati ed il progetto Padlock testimoniano l’impegno e l’attenzione della Sifo per la sicurezza sanitaria dei cittadini”.

Il progetto Padlock (Progetto di Adeguamento Dei Livelli di sicurezza delle farmacie Ospedaliere) parte dalla consapevolezza che i furti di farmaci negli ospedali italiani sono una vera e propria piaga, insostenibile per il Sistema sanitario nazionale in termini di costi (il numero di furti è pesantemente aumentato e di pari passo è aumentata l’entità), ma anche rischioso per la salute, dal momento che i medicinali che vengono rubati si deteriorano subito e possono essere pericolosi. I farmaci più ‘ambiti’ sono i più costosi, antitumorali in testa. Solitamente, una volta sottratti, vengono dirottati nelle cliniche illegali, utilizzati come droghe, destinati alle cure di criminali latitanti e riciclati come dopanti nel mondo sportivo.

Nel 2014, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza delle farmacie ospedaliere, il direttivo Sifo ha messo a punto anche un decalogo in collaborazione con i Carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione e sanità). Si tratta di vere e proprie ‘regole d’oro’, che prevedono azioni preventive ma anche correttive. Tra le raccomandazioni, c’è quella di installare un sistema di telecamere a circuito chiuso, predisporre magazzini ‘off limits’ e stipulare polizze ad hoc. Ma si consiglia anche di non esagerare con le scorte, facendo acquisti contenuti e più frequenti, e di essere particolarmente attenti se si è subito un furto, perché a volte gli ospedali sono presi di mira a ripetizione, come nel caso del Federico II di Napoli, derubato cinque volte in otto anni.

Alcuni dati utili:

Numericamente, il 2013 e il 2014 hanno portato una vera impennata dei furti nelle farmacie ospedaliere: nel 2013 ci sono stati 51 casi e nei primi cinque mesi del 2014 i furti sono stati 37, contro gli appena 17 dei precedenti sette anni, dal 2006 al 2012: la fonte è il report Transcrime (Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale della Cattolica di Milano e dell’Università di Trento), che ha analizzato il fenomeno tenendo conto dei casi di furto riportati dai media. Quanto al valore economico, tra il 2006 e il maggio 2014 sono rubati medicinali per oltre 22 milioni di euro: di questi, quasi 10,5 milioni sono andati in fumo nel solo 2013 e 3,3 milioni nei primi cinque mesi del 2014.

I farmaci più rubati sono gli antitumorali, sottratti in 52 casi tra il 2006 e il maggio 2014 per un valore complessivo che sfiora gli 11 milioni di euro. Al secondo posto, tra i medicinali più rubati negli anni considerati, ci sono gli antireumatici (una quindicina di casi per oltre tre milioni di euro) e gli immunosoppressivi (oltre una dozzina di casi per oltre otto milioni di euro). A seguire, sono stati presi di mira anche i farmaci biologici, ematologici, ormonali, sedativi, psicofarmaci e neurologici. Le regioni più colpite dal fenomeno dei ‘colpi’ nelle farmacie ospedaliere, sia numericamente che economicamente, sono la Campania e la Puglia: il 61,7% degli antitumorali rubati proviene da qui. Tra il 2011 e il 2014 la Campania ha perso circa 9,1 milioni di euro, pari al 48,5% del totale del valore rubato; in Puglia la perdita si attesta a circa 3,5 milioni di euro, il 18,7%.

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