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Riforma del Senato. Bagarre in aula, si al ‘canguro’ e ok all’articolo 1

ROMA – Alla fine è arrivato il via libera al Senato all’articolo 1 del disegno di legge Boschi. Nonostante l’ostruzionismo infatti è passato con 172 si, 108 voti contrari e 3 astenuti. 

Poco prima è passato il ‘canguro’, l’emendamento firmato dal Dem Roberto Cociancich in grado di far decadere tutti gli altri, con 177 voti a favore, 57 contrari e 2 astenuti.  E’ stato quinidi  approvato con il benestare di Pd, Ap (Ncd-Udc), Svp-autonomie, verdiniani del gruppo Ala più alcuni senatori di Gal. Il M5s e  la Lega non hanno partecipato al voto per protesta mentre nella minoranza dem Corradino Mineo e Walter Tocci si sono espressi contro e  Felice Casson  si è astenuto. 

Subito dopo l’ok all’emendamento Cociancich nell’Aula del Senato, sui banchi del M5S  è spuntata  una foto del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi con sotto la scritta “Bella Ciao”. Dopo l’approvazione dell’emendamento Cociancich, Vito Crimi, sentaore del M5s  ha chiesto di riproporre come nuovo uno degli emendamenti tagliati fuori, che modificherebbe il testo dell’emendamento Cociancich. La richiesta è stata avanzata citando un articolo del regolamento di Palazzo Madama (100, comma 5), che ammette la presentazione in Aula di nuove proposte, firmate da almeno 8 senatori, che sia “in correlazione con emendamenti già approvati”. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha fatto presente che l’emendamento di M5s non è  “in correlazione”, ma modifica il testo votato, contraddicendo il principio (“ne bis in idem”) secondo cui un testo già approvato non viene sottoposto a nuova votazione.

Anche la Lega è insorta dai banchi dell’aula del Senato alle parole del capogruppo dei verdianiani, Lucio Barani: “Siamo una forza di opposizione”. I leghisti hanno sventolato delle banconote verdi tipo dollari, gridando: “Io ho un posto di lavoro, tu no, disoccupato!”. Dunqe la tensione è stata molto alta oggi in aula.

Momento di tensione anche quando il presidente del Senato Pietro Grasso ha risposto al senatore di Gal Mario Mauro, il quale dopo aver chiesto anche lui (oltre al resto delle opposizioni) la convocazione della Giunta per il Regolamento, aveva inserito nell’elenco delle cose che possono determinare il via libera o meno ad una proposta di modifica anche “l’alzata di sopracciglio del presidente del Consiglio”.  Grasso ha quindi ribattutto: “Non le consento di dire che basta un’alzata di sopracciglio da parte del presidente del Consiglio per valutare gli emendamenti! Per la loro valutazione è stato fatto un esame attento e scrupoloso sulla base delle norme del regolamento”. 

Insomma alla fine indubbiamente soddisfatta è la maggioranza per questa votazione odierna. Con l’approvazione dell’articolo 1 si ridisegna e ridefiniscono i poteri e  le funzioni del nuovo Senato. Finisce dunque il bicameralismo perfetto e ora sarà solo la Camera a dare la fiducia al governo, anche se nella riformulazione che cambia il contenuto dell’articolo 55 della Carta, vengono riattribuite al futuro Senato alcune funzioni, e quindi poteri, che erano stati tolti durante il passaggio a Montecitorio.

Alle 19 riprenderà la seduta in Senato, sospesa per la votazione di un giudice della Corte Costituzionale di nomina parlamentare che si sta tenendo alla Camera. L’iter riprenderà dall’articolo 2 del testo, esame che dovrebbe comprendere una cinquantina di votazioni, e 5 o 6 voti segreti su emendamenti presentati dalla Lega Nord, riguardanti l’autonomia delle minoranze linguistiche. Il presidente Grasso nel frattempo ha reintrodotto nel testo 29 emendamenti che erano stati dichiarati inammissibili dalla commissione Affari Costituzionali.

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