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Yara: ex capo Mobile, chi la portò in campo conosceva zona

BERGAMO – Quando, il 26 febbraio del 2011, fu trovato il corpo di Yara Gambirasio nel campo di Chignolo d’Isola, gli investigatori ipotizzarono che “chi l’aveva portata lì” “era nato in quella zona, oppure vi viveva o la frequentava per motivi di lavoro”.

L’ex capo della Squadra mobile di Bergamo, ora a Venezia, Gianpaolo Bonafini, nell’aula del processo a Massimo Bossetti, sta spiegando i passaggi attraverso i quali gli investigatori sono giunti al muratore di Mapello. L’ipotesi che l’assassino di Yara conoscesse la zona deriva dal fatto che il percorso dall’impianto sportivo da cui Yara era scomparsa tre mesi prima e il campo “non è lineare” e contempla “strade secondarie” che difficilmente chi non conosce la zona poteva percorrere.

Quando, il 26 febbraio del 2011, fu trovato il corpo di Yara Gambirasio nel campo di Chignolo d’Isola, gli investigatori ipotizzarono che “chi l’aveva portata lì” “era nato in quella zona, oppure vi viveva o la frequentava per motivi di lavoro”. L’ex capo della Squadra mobile di Bergamo, ora a Venezia, Gianpaolo Bonafini, nell’aula del processo a Massimo Bossetti, sta spiegando i passaggi attraverso i quali gli investigatori sono giunti al muratore di Mapello. L’ipotesi che l’assassino di Yara conoscesse la zona deriva dal fatto che il percorso dall’impianto sportivo da cui Yara era scomparsa tre mesi prima e il campo “non è lineare” e contempla “strade secondarie” che difficilmente chi non conosce la zona poteva percorrere.

Le indagini si concentrarono sui dipendenti delle 14 aziende nei pressi del campo e furono sentite quasi 800 persone. Poi si prese in esame la discoteca Sabbie Mobili, anche perché qualche mese prima, nei pressi era stato trovato il corpo di un ragazzo sudamericano ucciso (per il cui omicidio è già intervenuta una condanna). Delle oltre 31mila persone tesserate negli anni precedenti, incrociando stati di famiglia e altre caratteristiche, si giunse a una rosa di 476 persone che furono sentite come testimoni e a cui fu prelevato il Dna. Tra queste Damiano Guerinoni, nipote di Giuseppe. Il giovane, nel periodo della sparizione di Yara, era all’Estero e non poteva aver avuto un ruolo nella vicenda. Le successive indagini scientifiche su un eventuale figlio illegittimo dell’autista di Gorno, che secondo la ricostruzione degli inquirenti, ebbe una relazione con la madre di Bossetti, Ester Arzuffi, portarono prima alla donna e poi al suo figlio maggiore, Massimo, fermato il 16 giugno del 2014.

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