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La vana resistenza di Ignazio Marino

ROMA – Arroccato nella sua giustezza Ignazio Marino non aveva nessuna intenzione di lasciare il posto di primo cittadino, nonostante la giunta si era letteralmente sbriciolata davanti ai suoi occhi.

Marco Causi, l’assessore Pd dimissionario assieme ad Alfonso Sabella hanno avuto l’ingrato compito di comunicare al sindaco che “è finita ed è meglio dimettersi”, ma quello che frulla nella testa di Marino non è dato a sapere. Almeno finora. Eppure le sue dimissioni sembravano davvero scontate inizialmente. Abbandonato dai suoi stessi assessori, nominati recentemente dopo il rimpasto e dal suo partito, lo stesso che prima aveva puntato su di lui quasi fosse un cavallo vincente. Marino, diciamolo chiaramente, non è mai stato tanto simpatico neppure ai suoi cittadini. Subito dopo il suo insediamento avrebbe voluto rovesciare Roma come un “calzino”, fiducioso delle sue idee alternative e progressiste, sicuro di poter impartire alla capitale una lezione di civiltà esemplare. 

Marino è stato davvero tutto e il contrario di tutto. Dall’arrivo al Campidoglio in bicicletta alla  pedonalizzazione dei Fori Imperiali è bastato poco per capire che aria tirava. Era il periodo della protesta contro la discarica del Divino Amore, per la quale il sindaco ambientalista non si è prodigato molto. Anzi, ha abbassato la guardia senza mai proferire una parola a difesa dei cittadini. Poi la batosta di mafia capitale con gli arresti, le infiltrazioni e il meccanismo degli appalti truccati. Uno scandalo di cui ha parlato tutto il mondo mettendo in riscalto quella politica collusa con la criminalità e quella criminalità al servizio del dio denaro. 

Ma adesso le cose sono molto più serie. Il periodo è quello dove i conti della serva non passano più inosservati, specie per via della crisi nera che attanaglia la maggior parte dei cittadini. E così ecco spuntare le cene “isituzionali” di Marino con tanto di scontrini. Un fatto alquanto “discutibile” tanto da insospettire il M5S e Fratelli d’Italia i quali informano subito alla Procura, la quale a sua volta apre un’inchiesta. Marino si difende, è sicuro della sua ragione e non vuole assolutamente mollare il posto di primo cittadino. Ma oggi ancor più di ieri, Marino è sempre più solo, mentre la situazione appare davvero surreale. Se Marino non si dimette esistono tuttavia due alternative da intraprendere, qualora la soluzione porti a nuove elezioni: la prima è quella di approvare una mozione di sfiducia votata per appello nominale dalla maggioranza del Consiglio, la seconda è quella che ipotizza le dimissioni di massa dei consiglieri.

Ma alla fine Marino si è dimesso. A questo unto un commissario subentrerà probabilmente fino al maggio 2016 primo mese utile per ritonare alle urne cittadine. Un modo degno per salvaguardare un Giubileo e mettere da parte definitivamente una certa politica che ormai sapeva di vecchio.

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