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Gaza. 13enne ucciso da proiettile di gomma

Marwan Barghouti, leader palestinese, rivolge un appello alla comunità internazionale

TELAVIV –  Ancora sangue e violenza dalla striscia di gaza, dove un 13enne palestinese è morto dopo essere stato colpito alla testa da una pallottola di gomma, che gli ha provocato un”emorragia cerebrale. Lo ha riferito nella notte il ministero palestinese della Sanità. Salgono così a 13 i palestinesi morti in Cisgiordania dal primo ottobre. Almeno la metà sono rimasti uccisi dopo aver aggredito israeliani a colpi di coltello, gli altri sono morti in scontri con le forze israeliane. Gli israeliani uccisi in questa ondata di violenza sono quattro, a cui si aggiungono diversi feriti. Una soldatessa 19enne accoltellata ieri versa in condizioni gravissime. Nella Striscia di Gaza i morti sono undici, la maggior parte uccisi in scontri al confine con forze israeliane. Ieri sono morte una donna incinta e la figlia di due anni in un raid israeliano.

Intanto il leader palestinese Marwan Barghouti, dalla sua cella nel carcere di Hadarim, ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché affronti con convinzione “le cause della violenza tra palestinesi e israeliani: vale a dire la negazione della libertà dei palestinesi”. Nel suo messaggio – scritto al quotidiano britannico The Guardian, il primo intervento su un media internazionale dal 2002, all’apice della seconda Intifada – Barghouti ha anche reso omaggio alla “nuova generazione di palestinesi” che resiste all’occupazione israeliana. 

“Il vero problema – denuncia Barghouti – è che Israele ha scelto l’occupazione invece della pace e utilizza i negoziati come una cortina di fumo per portare avanti il suo progetto colonialista”.L’intervento di Barghouti – che molti considerano come il presidente palestinese in pectore – precede di pochi giorni l’incontro del Quartetto (Onu, Ue, Usa e Russia) che dovrà tentare di riprendere le fila del dialogo tra Israele e palestinesi.”L’escalation delle violenze – scrive Barghouti – non è iniziata con l’uccisione dei due coloni israeliani. E’ iniziata molto tempo prima e va avanti da anni. Ogni giorno ci sono palestinesi uccisi, feriti, arrestati”. “Ogni giorno i coloni avanzano, continua l’assedio di Gaza, prosegue l’oppressione e l’umiliazione (…) come ho già fatto nel 2002 continuo a chiedere che vengano affrontate le cause della nuova spirale di violenza: la negazione della libertà dei palestinesi”.

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