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La Svizzera sceglie la destra anti immigrati e antieuropea

BERNA – La destra populista e xenofoba svizzera ha ottenuto un successo ben oltre le aspettative alle elezioni politiche di ieri. L’Udc di Toni Brunner, discepolo del leader storico Christoph Blocher, si è assicurata quasi un terzo dei seggi del Consiglio Nazionale, la camera bassa del parlamento elvetico, vale a dire 11 seggi in più dell’assemblea precedente, per un totale di 65 seggi su 200.

“La gente ha votato guidata dalla paura”, è l’amaro commento di Rebecca Ruiz, una candidata socialista: il suo partito, seconda formazione del Paese, ha perso 3 seggi e conta quindi 43 mentre l’altro partito di destra, il Partito liberal radicale sale a 33 rappresentanti (3 in più). Scendono anche i partiti centristi e le formazioni ecologiste. La partecipazione al voto ha raggiunto appena il 48% degli aventi diritto


Esulta, INVECE, Toni Brunner, presidente dell’Unione democratica di centro (Udc), il partito della destra populista e xenofoba svizzera, formazione uscita vittoriosa dalle urne con quasi un terzo dei consensi totali. “Avevo detto che sarei stato contento se avessimo fatto lo stesso risultato di quattro anni fa. E invece guadagniamo 11 seggi, quindi direi che sì, le aspettative sono state superate”, commenta il discepolo del più noto Christoph Blocher, in un’intervista al Corriere del Ticino all’indomani del voto in Svizzera.Brunner, che ha immediatamente rivendicato due seggi nel futuro Consiglio federale (il governo), ha spiegato senza esitazioni le ragioni del successo: “Assistiamo da mesi a un movimento migratorio enorme in direzione dell’Europa. In Svizzera aumentano le domande d’asilo e la gente si preoccupa. E non è accettabile che ogni anno arrivino nel nostro Paese 100.000 persone in più. Se andiamo avanti così nel 2030 saremo 10 milioni. L’Udc si impegna per per limitare l’immigrazione, in particolare tramite un’applicazione conseguente del voto del 9 febbraio 2014. La gente vuole una Udc forte per raggiungere questi obiettivi, anche se siamo consapevoli che per farlo abbiamo bisogno di una maggioranza”.”Adesso possiamo avere una sorta di diritto di veto nell’Assemblea federale, dunque gli altri partiti dovranno davvero fare i conti anche con noi”, continua Brunner, che individua anche un altro obiettivo, la politica energetica: “Solo così possiamo cambiare le cose e magari correggere qualche decisione sbagliata del passato, per esempio la strategia energetica; finora se n’è occupato solo il Parlamento, ma la popolazione non è mai stata interpellata”.

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