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Keywan Karimi è un regista iraniano condannato a sei anni di carcere e 200 frustate per un film mai girato. A poche ore dalla visita in Italia del Presidente della Repubblica Islamica Iraniana, Hassan Rouhani, anche i Giornalisti Cinematografici Italiani si mobilitano contro la condanna dell’artista. Giovedì 12, alla Casa del Cinema di Roma, ore 11: “Nel suo caso una censura inaccettabile e un attacco alla libertà personale”

ROMA – Anche il SNGCI – Sindacato nazionale Giornalisti cinematografici italiani –  condivide con Iran Human Rights Italia e i 100 autori il caso di  Keywan Karimi. e condivide la petizione, firmata da oltre 45 Parlamentari europei e inviata al presidente iraniano Hassan Rouhani,  tra le molte iniziative esplose in vari Paesi del mondo  a sostegno del regista iraniano.Trentenne di origine curda, Karimi è stato condannato a sei anni di prigione e 223 frustate dalla Corte Islamica Rivoluzionari perché accusato di ”propaganda contro il governo”, ”insulti a ciò che è sacro” e ”relazioni illecite” (per aver stretto la mano a donne delle quali non è parente). Un provvedimento che esprime “non solo una censura inaccettabile nei suoi confronti ma un attacco alla libertà, anche personale”

Nella petizione lanciata da Stelios Kouloglou, parlamentare europeo greco eletto con Syriza e la Sinistra Unita Europea – sottoscritta anche dal SNGCI, si chiede ”la cancellazione della pena nell’ambito della Convenzione Internazionale sui diritti Civili e politici, ratificata anche dall’Iran”. In attesa dell’esito del ricorso in appello, il regista non è stato ancora incarcerato, ma queste potrebbero essere le sue ultime settimane di libertà”. Per questa ragione la mobilitazione scattata in Italia, sostenuta in prima linea dai 100Autori, ”chiede al governo italiano che riconosce la libertà di manifestare il proprio pensiero e permette ad ogni autore di esprimere liberamente le proprie idee di rivolgersi alle autorità politico-istituzionali iraniane e scagionare Karimi”. Per il regista e contro la sua condanna, si sono espressi anche i cineasti francesi dell’Arp (Società civile degli autori, registi e produttori) che comprende Claude Lelouch, Michel Hazanavicius, Thomas Langmann, Julie Bertuccelli, Costa Gavras, Cédric Klapisch, Olivier Nakache, Coline Serreau,  e Eric Tolédano. Karimi, laureato all’università di Teheran, ha studiato Scienze sociali e comunicazione e frequentato diversi workshop di cinema in Germania, India, Thailandia e Russia.

Pluripremiato per i suoi corti “Broken Border” (2012) e “The Adventure of Married Couple “ (2013), ispirato da un racconto di Italo Calvino, è bersaglio delle autorità soprattutto  per il suo documentario “Writing on the city”, del 2012, nel quale racconta la storia dei graffiti sui muri di Teheran, dalla rivoluzione khomeinista del 1979 alla rielezione di Ahmadinejad nel 2009. Nel 2013 la casa del regista è stata perquisita e gli sono stati sequestrati alcuni hard disk, nei quali c’erano scene d’archivio delle proteste del Movimento Verde: l’accusa è che le abbia girate lui e che inoltre per il film abbia realizzato  un scena di sesso. ”In realtà non l’ho mai girata – ha detto a Le Monde Karimi, che al momento è ancora libero – La mia è una storia kafkiana, non so cosa succederà. Spero solo che il mio film possa girare per i Festival internazionali, così da sensibilizzare il pubblico sul mio caso”. 

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