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APPIANO GENTILE (COMO) – Miriam Ballerini è una scrittrice di narrativa sociale.

Nel 2010 ha ottenuto il premio Donna Lariana per la letteratura e l’impegno sociale. Nello stesso anno le è stato conferito il premio Donna dell’anno per la letteratura a Lugano, prestigioso riconoscimento europeo, dato quell’anno a sole 8 donne in vari ambiti, col patrocinio del parlamento europeo. Presente nell’antologia dei migliori 40 poeti lombardi di fianco a nomi quali Alda Merini e Salvatore Quasimodo, a Salò.Ha ottenuto molteplici riconoscimenti in concorsi letterari italiani e internazionali.“Diario di una ragazza del sud”, il suo settimo romanzo le è stato richiesto da una signora che ha voluto mantenere l’anonimato e che ha affidato una decina di pagine di diario a Lina Piccione, la quale ha fatto da tramite, per permetterle di narrare la sua storia vera, vissuta al fianco di un padre padrone. Dalla prefazione: È strano come i fogli sui quali è scritta una storia vera, pare pesino un poco di più. Giusto qualche grammo che sia rimasto impigliato fra le parole. Questa è la prima sensazione che ho avuto, trovandomi fra le mani una ventina di pagine che raccolgono la storia che andrò a narrarvi. Un’occasione, questa, per condividere coi lettori un altro tema difficile da affrontare, eppure così reale, così presente e cucito ancora addosso alla trama di molte famiglie. Mi è stato chiesto di costruire una sistemazione comoda dove poter adagiare la storia di una donna del Sud, la quale ha espresso il desiderio di dare voce a una parte della sua vita, quella pregna di dolore, bisognosa di venir curata e lenita. La signora non vuole apparire e, tutti i nomi che troverete, sono di fantasia. Di vero, in questo libro, c’è quella parte d’infanzia che lei ha subito, vivendola con una sofferenza alla quale non si riesce nemmeno a dare un nome.

È una vicenda accaduta una settantina d’anni fa; ma non fatevi troppe illusioni: le storie degli uomini si ripetono sempre. Pare che la creatura umana abbia un incurabile difetto: quello di non imparare mai dai propri errori. Leggiamo dunque, di Maria Sole, del suo percorso e di come, dal suo dolore intimo e personale, nasca la voglia di parlare agli altri, senza pretese, senza urla e sensazionalismi; solo col sussurro di una preghiera: “Anche se i tempi sono mutati, ho voluto raccontare uno spaccato di vita di una giovane del sud, auspicando che chi leggerà queste pagine conosca le battaglie che la mia generazione ha dovuto affrontare per amarsi liberamente e auspicando anche che, quei genitori meno tolleranti, che esistono ancora oggi, dimostrino più fiducia nei propri figli e, soprattutto, non siano d’impedimento ai loro percorsi d’amore”.

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