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Come reagire alla tragedia di Parigi

ROMA – E’ difficile in giorni come quelli che seguono alle tragedie che hanno provocato le bombe di Parigi e le minacce, che continuano a succedersi senza interruzione da parte dello Stato islamico e di quella piccola parte delle nuove generazioni europee che dà  credito alla “guerra santa” dell’IS, distogliere lo sguardo da quella tragedie e parlare d’altro e sono sicuro che anche i nostri lettori sentano questa esigenza oggi e nelle prossime ore.

Di qui la necessità di mantenere la calma ma anche di chiedersi che cosa fare di fronte a quello che è successo nei giorni scorsi cercando di mostrare la minor retorica possibile (noi italiani siamo sempre stati specialisti per utilizzarla nei più diversi periodi) e pensando invece a quello che potrebbe essere il modo migliore per essere preparati, da una parte, al rischio che gli attentati arrivino a Roma e nel Vaticano (obiettivi più credibili di altri nei prossimi tempi) e dall’altra per contrastare nel modo più efficace la psicosi di una guerra generale come sbocco inevitabile di quello che è già accaduto.

Ora, al di là di quello che deciderà il governo delle “larghe intese” che sembra ancora  incerto sul da farsi e di fatto è stato finora escluso dalle decisioni più importanti sul che fare ed è comunque difficile far di più di quello che potrà scaturire da una  possibile e auspicabile  tra Obama e Putin sul destino a breve scadenza della guerra civile in Siria, vale la pena chiedersi piuttosto se non sia importante per il nostro Paese che ci sia un dibattito parlamentare, comunicato a tutti gli italiani interessati,  sull’atteggiamento da assumere di fronte all’offensiva globale che lo Stato islamico sembra voler condurre contro l’Occidente capitalistico e imperfettamente democratico e quale sia il ruolo che gli europei e quindi anche gli italiani debbano assumere e quali parole d’ordine adottare di fronte alla celebrazione astratta e poco convincente del Dio supremo (Allah per gli arabi) in nome della democrazia moderna e della tolleranza necessaria in un mondo diviso tra religioni e sistemi politici differenti.

Ecco forse è questo quello che si può proporre di fronte allo smarrimento che ci prende  di fronte alla perdita di tante vite umane e alla contrapposizione tra fedi e visioni differenti ma che potrebbero essere per nulla conflittuali tra loro, se si credesse nei valori più alti degli esseri umani piuttosto che in quelli dell’oppressione degli altri o della presunzione di essere nel giusto rispetto a chi viene da lontano ed esprime altri valori e altre verità.

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