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Il fallimentare successo del job acts

ROMA – Dalla prima rilevazione mensile, anziché trimestrale, dell’Istat su occupati e disoccupati, arrivano dati poco incoraggianti.

Sale di un pizzico il numero degli occupati rispetto a 12 mesi fa, appena 75mila unità in più. Scendono i disoccupati di 410mila unità e aumentano gli inattivi di 196mila unità. Una serie di dati che sembrerebbero dipingere più un quadro di resa alla mancanza di lavoro e di conseguente uscita dal mercato che di quella ripresa e ottimismo che tinge di rosa i comunicati del Governo

Occupati. Sempre troppo bassi ma un lieve aumento c’è

Il numero degli occupati in Italia ha fatto segnare nel mese di ottobre  22,443 milioni di unità. Il tasso di occupazione, ovvero il rapporto tra gli occupati e la popolazione di riferimento, fa segnare 56,3 per cento. Il tasso di occupazione resta quindi estremamente basso anche se c’è da valorizzare il dato relativo all’aumento di 0,4 punti negli ultimi 12 mesi.

A spingere sul pedale dell’acceleratore sono soprattutto due classi di età, i 50-64enni il cui tasso di occupazione è balzato in su di 0,8 punti percentuali a causa soprattutto del ritardo imposto al pensionamento dalle varie riforme succedutesi negli anni, e la classe dei 25-34enni che fa segnare più 0,7.

Il numero complessivo degli occupati è aumentato in 12 mesi di 75mila unità arrivando a 22,443 milioni. Un impatto che sembra davvero limitato dopo gli euforici annunci seguiti all’approvazione del famigerato job acts.

Disoccupati e inattivi. Più travaso che calo

Il numero dei disoccupati scende di 410mila unità e sfonda verso il basso la soglia psicologica dei 3 milioni, facendo segnare 2,927 milioni di unità, un dato che preso isolato, avulso dal contesto, potrebbe essere un ottimo segnale. A farci rimettere i piedi per terra ci pensa però il dato sugli inattivi che sale di 196mila unità e sfonda, ma verso l’alto, la soglia dei 14 milioni, facendo segnare 14,128 milioni di unità. Dalla lettura congiunta emerge quindi un quadro che potrebbe essere letto sia in chiave positiva che in chiave estremamente negativa, ovvero di abbandono anche della mera speranza di trovare un posto di lavoro.

Dipendenti e indipendenti

L’aumento complessivo del numero degli occupati va scisso in due cifre. I 75 mila occupati in più rispetto a 12 mesi fa sono infatti il frutto di un aumento degli occupati dipendenti pari a 158mila unità, che arrivano a 17,013 milioni, e di una riduzione degli indipendenti di 83,ila unità, arrivando a 5,43 milioni.

La dinamica nel triennio

Nell’ultimo triennio si è verificata una crescita pressoché costante dell’occupazione dei 50enni e più, a fronte di una riduzione dell’occupazione nelle altre fasce di età. L’occupazione nella fascia 50-64 anni è infatti aumentata di circa 900mila unità, un vero e proprio balzo del 13,9 per cento, mentre le altre fasce di età continuano a perdere colpi, in particolare i 15-34 enni, meno 300mila occupati pari a meno 6,3 per cento dinamica che per questa fascia dà qualche segno di inversione nella seconda metà del 2015. Nella fascia 35-49 anni di età meno 450mila occupati nel triennio pari a meno 4,4 per cento.

Il peso della demografia

L’Istat valuta che l’andamento dell’occupazione nelle varie fasce di età sia dovuto sia alla spinta demografica, ovvero all’invecchiamento della popolazione, che ad una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. Per gli over 50 l’Istat stima che l’aumento dell’occupazione sia dovuto per il 70 per cento alla maggiore partecipazione al mercato del lavoro e per il 30 per cento alla crescita demografica. Per i 15-34enni il calo sarebbe dovuto per il 65 per cento alla minore partecipazione al mondo del lavoro e per il 35 per cento al calo demografico.

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