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BAGHDAD- I trasferimenti irresponsabili di armi verso l’Iraq negli ultimi decenni sono all’origine del formidabile arsenale utilizzato oggi dall’Isis: la denuncia, corredata di un gran numero di dati, arriva da Amnesty International.

Basata sull’analisi di video e immagini, il rapporto sostiene che i miliziani del gruppo terroristico hanno avuto accesso a un “enorme arsenale di armi e munizioni”, progettate o costruite in piu’ di 25 Paesi e consegnate alle forze di sicurezza irachene da diversi Paesi occidentali ma successivamente cadute nelle mani dei dei terroristi. Tra le armi in questione, gli americani M16, fucili di precisione austriaci e russi, mitragliatrici cinesi e belghe; e ancora, per quello che riguarda il ruolo britannico, il rapporto sottolinea che molte armi piccole e leggere, esportate dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Serbia nel Regno Unito nel 2005 e nel 2006, sono state poi ri-esportate in Iraq all’inizio del 2007, e molti di essi sono poi “andate smarriti”. I dati sono allarmanti. Amnesty ha calcolato che l’Isis possa aver equipaggiato tre divisioni di un esercito convenzionale (una divisione conta normalmente 50mila/60mila soldati) con le armi di cui si e’ impossessato solo nel 2014; oppure che la spesa militare dell’Iraq si e’ moltiplicata per 15 in dieci anni, raggiungendo i 9,5 miliardi di dollari lo scorso anno. Tra gli altri dati-chiave enucleati nel rapporto, da notare che solo negli anni ’80, durante gli anni della guerra con l’Iran, in Iraq e’ finito il 12 per cento del mercato mondiale di armi; oppure che nel mesi successivi all’invasione americana del 2003, nel Paese finirono 650mila tonnellate di riserve di munuzione dell’esercito americano.

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