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Boschi rimane, imbarazzanti istituzioni

ROMA – Il ministro Boschi rimane, ma l’Italia, le istituzioni, il governo perdono un altro pezzo di credibilità. Perdono ulteriormente quel senso etico, quell’onestà intellettuale, quella correttezza che sono prioritarie nella vita politica e istituzionale del Paese, specie per chi rappresenta i cittadini tutti.

Uno schiaffo sonoro nei confronti perfino a quel dettame costituzionale che sulla carta impone  soprattutto a chi riveste ruoli importanti dello Stato di essere al di sopra di ogni sospetto e sul quale viene giurato fedeltà e osservanza.  Oggi, invece, è andata in scena l’ennesima farsa, l’ennesima vergognosa puntata di una fiction politica che lascia completamente attoniti gli spettatori, o per lo meno quelli che assistono inermi allo sprofondamento lento e inevitavile di un Paese che non difende più i suoi cittadini, che li lascia affondare nelle sabbie mobili, raggirati prima, beffati poi.

La Boschi oggi canterà vittoria. E’ uscita apparentemente indenne da questo voto di sfiducia, i cittadini fregati, invece, dovranno attendere – non è dato a sapere quanto – per riavere il maltolto. L’unica cosa certa è l’inevitabile l’imbarazzo che la Boschi ha di fatto calato sulle istituzioni.

E’ venuto a galla l’ennesimo scempio di un conflitto d’interessi che proprio la  sinistra, la stessa che ora sta al governo, aveva promesso di risolvere dopo il lungo periodo di un berlusconismo a cui non si è perdonato nulla. 

Anche in questo caso la violazione “potenziale” di un conflitto d’interessi che ha esacerbato gli animi, è passata liscia come l’olio, con la complicità di una maggioranza ossequiosa. Insomma il “fatto” non sussiste, questa è la risposta, non ha alcun peso né politico e tantomeno istituzionale, almeno per i salvatori della ministra. Anzi, tutto ricade nella normalità del quotidiano.

Eppure quel decreto, il cosiddetto “salva banche” in cui si cancellavano le vecchie banche decotte, come la banca Etruria quella in cui il padre della Boschi  è stato consigliere prima  e vicepresidente poi, aveva aperto dei dubbi grandi come delle voragini.

E’ vero la ministra in questo caso s’è data, come si dice a Roma, ovvero non c’era, ma non si può dire lo stesso per quel Cdm in cui fu recepita la direttiva dell’Unione Europea sui fallimenti bancari, in cui, guarda caso, veniva stabilito che creditori e azionisti non avrebbero più potuto esercitare sia penalmente che civilmente nessuna rivalsa agli amministratori di quelle banche “decotte”, senza l’assenso di Bankitalia.  Banche di cui fa parte anche il papà Boschi già sanzionato da Bankitalia con una multa da 144 mila euro. Anche questo è un dato del tutto oggettivo, nonostante la regola dei due pesi e delle due misure sia diventata una costante.

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