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SEUL  – Tokyo e Seul hanno raggiunto uno storico  accordo sulle “donne conforto”, le sudcoreane costrette a lavorare  come schiave sessuali nei bordelli militari giapponesi a partire dagli anni trenta fino al 1945, durante l’occupazione nipponica. L’intesa è  stata trovata nel corso un’incontro a Seul fra il ministro giapponese  degli Esteri Fumio Kishida e la sua controparte sudcoreana Yun Byung-se.

Oltre alle scuse del primo ministro Shinzo Abe, Tokio ha offerto un risarcimento di un miliardo di yen (8,3 milioni di dollari) che sarà versato in un fondo per le vittime. L’intesa è la prima sulla questione dalla ripresa dei rapporti diplomatici nel 1965 e chiude una vicenda che impediva la piena normalizzazione dei rapporti fra i due  paesi asiatici alleati degli Stati Uniti.

“Molte donne hanno riportato profonde cicatrici nel loro onore e la loro dignità e il governo giapponese se ne sente profondamente responsabile” – ha detto Kishida in una conferenza stampa congiunta con Yun. Quello odierno è il primo accordo su questo annoso contenzioso dal 1965: “Abe, come primo ministro del Giappone, offre le sue scuse dal suo cuore e una riflessione per tutte coloro che hanno sofferto molto dolore e hanno cicatrici che sono difficili da rimarginare sia fisicamente, sia mentalmente”, ha detto Kishida. Nell’ambito dell’accordo Abe ha accettato una “profonda responsabilità” per la questione e la Corea del Sud ha sottolineato che considererà la vicenda risolta in modo “definitivo e irreversibile” se il Giappone manterrà le sue promesse.

Inoltre, la Corea del Sud rimuoverà una statua simbolo delle delle ‘donne di conforto’ eretta da attivisti davanti all’ambasciata giapponese a Seul nel 2011. Entrambe le parti hanno anche concordato di non criticarsi più a vicenda sulla questione a livello internazionale. La maggioranza delle schiave del sesso erano sudcoreane, ma c’erano anche donne cinesi, filippine, indonesiane e di Taiwan. Solo 46 di loro sono ancora vive in Corea del Sud.  

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