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Arabia Saudita. Giustiziati 47 terroristi, l’Iran condanna Riad

RIAD – Sono complessivamente 47 i terroristi giustiziati in Arabia Saudita, dopo condanne per terrorismo e incitamento alla violenza. Tra questi c’è anche Nimr al-Nimr, noto religioso sciita saudita. Lo riferisce Al-Arabiya. A ottobre un tribunale saudita aveva confermato la condanna a morte contro al-Nimr per incitamento alla lotta settaria.

I giustiziati sarebbero 45 sauditi, un egiziano e un uomo del Ciad. Al Nimr, 55 anni, in passato aveva chiesto più diritti per la minoranza sciita, che rappresenta circa il 15 per cento della popolazione del Paese, invitando anche alla protesta pacifica. Nel 2015 in Arabia Saudita, secondo attivisti per la difesa dei diritti umani, è stato registrato il maggior numero di esecuzioni degli ultimi 20 anni. Tra gennaio e novembre dell’anno scorso, riporta Amnesty International, nel Paese sono state giustiziate almeno 151 persone, decisamente di più rispetto alle 90 del 2014.

L’Iran ha condannato l’esecuzione da parte dell’Arabia Saudita. Riad “pagherà un prezzo alto” per la condanna a morte, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Hossein Jaber Ansari, citato dall’agenzia Irna. “Il governo saudita da una parte sostiene i movimenti terroristi e estremisti e al contempo utilizza il linguaggio della repressione e la pena di morte contro i suoi oppositori interni (…) pagherà un prezzo alto per questa politica”, ha dichiarato.L’imam era noto per le sue posizioni contro il governo saudita, aveva guidato le proteste scoppiate nel 2011 nell’est del reame a guida sunnita, dove la minoranza sciita ha denunciato la sua marginalizzazione. Inoltre è lo zio del giovane attivista sciita Ali Mohammed Baqir al-Nimr condannato a morte per reati presumibilmente commessi all’età di 17 anni.

Tempestiva la replica del portavoce del ministero della Giustizia saudita, Mansur al Quafari: “Non si è trattato di procedimenti speciali, ma di normali processi in cui sono stati garantiti i diritti della difesa”, ha detto.  Il portavoce del ministero dell’Interno, Mansur al Turki, ha detto che alcuni dei condannati sono stati decapitati e altri fucilati, secondo le disposizioni dei diversi giudici che hanno emesso le sentenze.

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