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WASHINGTON – L’ultimo dibattito democratico si è trasformato in uno scontro a tutto campo tra Hillary Clinton e Bernie Sanders sulle questioni cruciali del controllo sulle armi, l’Obamacare e Wall Street.

Ed è stata soprattutto l’ex segretario di Stato ad andare all’attacco contro il senatore liberal del Vermont che nelle ultime settimane ha consolidato la posizione nei sondaggi diventando così una minaccia reale nei confronti della front runner democratica. Le bordate principali sono arrivate sul fronte del controllo sulla vendita delle armi, con Clinton che ha rinfacciato a Sanders i voti espressi negli anni scorsi in aula. “Ha votato per permettere di portare le armi sui treni, nei parchi nazionali”, ha attaccato Clinton durante il dibattito che si è svolto a Charleston, in South Carolina, a poche centinaia di metri dalla chiesa dove la scorsa estate sono stati uccisi nove afroamericani da un uomo che ha sparato all’impazzata durante una funzione. Clinton poi ha ricordato che Sanders ha votato per “l’immunità per i produttori di armi e rivenditori, che la Nra ha considerato la più importante legge per i loro interessi degli ultimi 20 anni”. Il senatore ha rigettato le accuse come “non vere”, rivendicando di essere stato sempre inserito dalla Nra nelle liste dei nemici delle lobby delle armi. 

Per quanto riguarda la Sanità, Clinton è tornata ad accusare il senatore liberal di voler “distruggere l’Obamacare” con le sue proposte troppo progressiste come quella del “Medicare per tutti”, cioè estendere a tutti l’assistenza sanitaria pubblica assicurata ora solo ai redditi più bassi. Anche in questo caso ha definito “senza senso” le accuse di Clinton, ricordando che lui in aula ha votato per l’Obamacare. “Ma ora dobbiamo affrontare il problema che 29 milioni persone ancora sono senza assistenza sanitaria”, ha aggiunto ricordando come negli Stati Uniti vi sia la spesa pro capite per la Sanità molto più alta di quella in altri Paesi avanzati dove viene garantita ad un maggior numero di persone. “Io apprezzo le buone intenzioni del senatore Sanders”, ha replicato Clinton liquidando come “impraticabili” le sue proposte troppo idealiste. “Ora noi abbiamo l’Affordable Care Act, facciamolo funzionare”, ha concluso pragmatica.

Infine, lo scontro su Wall Street, banche e ‘big money”. L’affondo, in questo caso, è partito da Sanders che ha sottolineato che “la prima differenza tra noi è che io non prendo soldi dalle grandi banche, io non vengo pagato per discorsi per la Goldaman Sachs”, con un riferimento ai 675mila dollari dichiarati da Clinton nel 2013 per tre discorsi pagati dalla banca. Inoltre Sanders ha detto di voler reintrodurre la Glass-Steagal, la misura che separava le banche commerciali e le investment bank, che fu soppressa ai tempi dell’amministrazione Clinton. Per difendersi su questo fronte Clinton ha rovesciato il discorso e messo in gioco il presidente Obama: Sanders “ha criticato il presidente Obama per aver accettato donazioni da Wall Street – ha detto – e il presidente Obama ha guidato il nostro Paese fuori dalla recessione, e lui l’ha definito un debole, una delusione”. Non solo, ha anche accusato Sanders di aver tentato di sfidare Obama per la rielezione nel 2011, costringendo il senatore a ricordare di “essere amico” di Obama e di essersi schierato con lui non solo per la rielezione ma nel 2008. Quando, ma questo ovviamente Clinton non l’ha ricordato, il senatore dell’Illinois strappò all’ex first lady la nomination che, anche allora, considerava scontata.

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