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ROMA – Semplicemente sublime. Peter Fill indovina la discesa libera sulla mitica Streif di Kitzbuehel e mette tutti in riga.

Con il pubblico delle grandi occasioni, che solo in Austria riescono a fare (per loro lo sci è sport nazionale) e con la partenza ribassata a cause delle avverse condizioni meteo, il 33enne di Castelrotto si è tolto una soddisfazione che vale tutta la vita. Chi vince qui, non lo scorderà mai così come non verrà mai dimenticato.

 

Kitzbuehel non è una semplice discesa libera ma una sfida con sé stessi che se viene vinta ti proietta nell’Olimpo dei più grandi. Per alcuni basta solo arrivare al traguardo sani e salvi, perché si tratta di una discesa per cuori impavidi, ma per altri, vincere vuol dire “essere arrivati in cima” e niente più conta come questa vittoria.

Così, Peter Fill, alla sua seconda vittoria in carriera (la prima nel lontano 2008 a Lake Louise) e dopo 15 podi, può anche attaccare gli sci al muro e dormire tranquillo fini alla fine della sua attività agonistica. Ovviamente speriamo che non sia così e che continui a regalare all’Italia altrettante soddisfazioni.

Oggi è stato il più bravo a interpretare il tracciato che, come al solito, non era privo di insidie. Lo sanno benissimo, purtroppo per loro, i suoi colleghi Georg Streitberger, Hannes Reichelt, Axel Lund Svindal. I primi due, trasportati in elicottero all’ospedale per accertamenti mentre il campione norvegese, leader della coppa del mondo, si è rialzato con le proprie gambe. Le cadute sono avvenute tutte nel medesimo punto, forse a causa di un avvallamento che con la luce in chiaro scuro non rendeva perfetta la visibilità agli atleti. Ma in quel punto Fill è passato alla grande disegnando una traiettoria quasi perfetta che lo ha poi immesso nel tratto finale quando il parterre era ormai ben visibile dall’ultima picchiata che porta giù dritto al traguardo. Peter ha condotto la gara sempre in luce verde, ossia sempre con intertempi in vantaggio su chi lo precedeva ed è riuscito a mettersi alle spalle l’agguerrito duo elvetico formato da Beat Fuez (2°) e Carlo Janka (3°).

L’altoatesino è il terzo italiano a riuscire a salire sul gradino più alto del podio a Kitzbuehel dopo Cristian Ghedina (1998) e Dominik Paris (2013).

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